Dibba il grillino

Al Deputato M5S Alessandro Di Battista sta stretta la definizione di “grillino” che l’opinione pubblica nel tempo ha affibbiato loro. Chissà perché? Questa è la domanda che si pone il miglior prodotto comunicativo che il Mo Vi Mento ha saputo produrre nella scorsa tornata elettorale.
La sua risposta è ovviamente la solita: i media cattivi, asserviti al potere, li ostacolano e li discreditano perché “evidentemente” danno fastidio. Ma fastidio perché? Nel post del blog di Di Battista c’è un elenco di fatti estremamente rivoluzionari che i grillini avrebbero “fatto” in questi otto mesi di legislatura.
Dibba in un suo discorso alla ggente

Prima di tutto il caro Dibba dimentica che per anni i seguaci di Berlusconi sono stati chiamati berlusconiani, ma ciò è tipico in tutti quei partiti dove c’è un leader intoccabile e una serie di persone che legittimamente fanno politica, e altrattanto legittimamente scelgono di farla inseguendo acriticamente un capo. Ovviamente a giudicare ciò è l’opinione pubblica, di cui i media sono gli esponenti più evidenti, perché i membri di quel partito leaderistico spesso (ma neanche sempre) negheranno di essere leaderistico, tuttavia i fatti parleranno per loro. Ecco il vero motivo per il quale gli iscritti e gli eletti del Mo Vi Mento sono definiti grillini, caro Dibba, perché come spesso ci avete fatto notare a Grillo voi dovete tutto, Grillo vi porta i voti e anche voi, come i Berlusconiani, avete vinto una lotteria senza neanche comprare il biglietto. Miracolati dalla rete, avete fatto un giuramento implicito di fedeltà ad un capo e al suo progetto di finta rivoluzione, utile ad accumulare consenso ma non a produrre fatti, perché l’assenza di fatti è conseguenza del non prendere posizione su questioni importanti per inseguire la pancia dell’elettorato. Miracolati dalla rete avete gettato a mare quel consenso che vi avrebbe dato l’opportunità di cambiare il paese, di mandare a casa politicamente Berlusconi, di elevarvi a Onorevoli da semplici grillini che eravate, e crearvi una personalità politica autonoma.
E tu caro Dibba questo lo sai bene, visto che sei l’unico che è stato in grado di crearsi una popolarità e una personalità autonoma, all’interno della tua perfetta aderenza ai pensieri dei leader, l’unico che sembra sempre in linea con il movimento, l’unico che pare intoccabile tra gli eletti e l’unico, casualmente, che mostra più insofferenza di fronte alla definizione di “Grillino”.

(Quando) Lo Stato è una offesa alla dignità dell’individuo.

Questo è un articolo molto amaro che apre ad una opinione molto chiara sulla vicenda dei due marò e prosegue con alcune deliranti considerazioni sulla vita, sulla dignità dei popoli e sut tutto il resto.

Prima di scrivere questo articolo, che sarebbe potuto uscire diciamo un paio di giorni fa, ho preferito terminare di vedere anche l’ultima puntata di un cartone animato giapponese, un anime, chiamato Code Geass.

Code Geass narra la storia di una Terra distopica in cui diverse superpotenze combattono una guerra senza confini per la conquista del mondo e delle sue risorse. I personaggi principali fanno tutti parte di una famiglia regnante che non si fa scrupoli ad usare militari e civili come pedine su una scacchiera di un gioco strategico. Solo quando l’ultimo tiranno è abbattuto, la gente comune può conoscere la pace tra i popoli e le nazioni. Volutamente non inserisco imagini. La veste grafica non è stata di mio gradimento.

Mi direte voi come e quanto questo possa avere influenzato le opinioni che di qui passerò ad esporre.

Credo che non sarà niente di nuovo, ma reputavo importante dirlo. Non so quanti mi leggeranno; per chi lo fa: pensateci bene a quello che sto per dirvi.

Al Telegiornale, il Tg2, durante il pranzo, sento una durissima accusa di Vincenzo Nigro (che poi esporrà in forma estesa su Repubblica): “Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha sfruttato il ritorno dei due marò al solo fine di un guadagno politico personale.

La mia più grande paura? Che il Nigro c’avesse ragione.
Da quel giorno, è cambiata una cosa. Che Terzi ha rassegnato le dimissioni. Ma l’intera faccenda mia ha amareggiato moltissimo.

Innanzitutto, ho percepito il male della politica. Ho percepito il male nella sua forma più disumana: i nostri due soldati sono degli eroi. Sono degli eroi, e non perché l’hanno voluto. Sono degli eroi perché le contingenze del caso li hanno fatti assurgere a questo – mai così infausto – piedistallo. Sono due eroi popolari, e sono due poveri cristi.

Io non so e certamente non posso dire se hanno sbagliato. Ma sono stati usati, come pedine.Non sopporto l’idea che la vita e la libertà di queste due persone sia stata usata per regolare i rapporti con questo stato fortissimo, elefantiaco e potentissimo che è l’India. Ma perché? Perché dobbiamo essere schiavi di queste persone che stanno al potere? Perché le truppe che noi addestriamo per difendere il nostro territorio, non solo vengono mandate a combattere in luoghi lontani, ma persino sulle navi commerciali. Perché un ambasciatore, che da sempre non porta pena, dovrebbe pagare le colpe del suo Paese con la reclusione e cosa? Minacce? Era veramente pronto a questo? Oggi un ambasciatore dev’essere veramente pronto a questo? Perché, in nome di queste due istituzioni vuote di ogni valore umano chiamate Stato Italiano e Federazione Indiana, due nazioni, o due insiemi di popoli, saranno – inevitabilmente – costretti all’odio, all’odio razziale?

Io lo so, perché io ho visto ed ho letto. Ho letto cosa l’indiano medio pensa degli italiani. Ho letto cosa hanno fatto i politici indiani, cosa hanno detto ai loro elettori, cosa hanno promesso. Hanno promesso vendetta e punizioni esemplari. Ho visto come alcuni – fortunatamente i meno, ed i meno disciplinati – militari italiani risolverebbero la cosa. In maniera sbagliata, se proprio non c’eravate arrivati.

Vi è stato insegnato che lo Stato deve portare ed educare i suoi cittadini ai valori della pace e della dignità, ma sistematicamente non è così. Lo Stato è solo l’esoscheletro da cui il potente di turno si diverte a giocherellare. Io non voglio affatto essere riconosciuto cittadino di nessun ente giuridico che si permetta di giocare in questo modo con la vita delle persone. Malta, Italia, non fa differenza alcuna. Non sono mai stato convinto che sia un fattore di nazionalismi o peggio di razza. L’umanità è dentro di noi. Solo che gradualmente, la sacrifichiamo per ottenere più potere sul prossimo e sulle cose. È assolutamente necessario ridimensionare sin da subito la quantità di operazioni militari di ogni singolo paese nel mondo. Io so perfettamente che nessuno di noi può fare niente, individualmente, e tuttavia vi chiedo di non smettere mai di valutare, tra le proposte politiche, il pacifismo e l’antimilitarismo, come alternative giuste e desiderabili.
Infatti, solo una politica diplomatica seriamente impegnata alla collaborazione overnazionale (badate bene, overnazionale, non internazionale. Dobbiamo abbattere il mito del nazionalismo), e non al fottere il prossimo (in tutto e per tutto) può rivelarsi efficace a lungo andare.

Non è affatto sbagliato armarsi. Possiamo armarci quanto vogliamo. Sarà inutile, se non abbiamo con chiarezza la coscenza che lo scopo per cui dobbiamo tenere una pistola in mano è quella di non doverne mai premere il grilletto. C’è una persona con una pistola e nove senza. Quei nove sono i suoi schiavi. Ora ci sono diece persone tutte con una pistola. Se anche solo uno dei dieci spara, quei 10 sono uomini morti. Se però tutti e 10 hanno ben chiaro che non devono sparare, quei 10 hanno formato un equilibrio diplomatico. L’Umanità, l’amore per la vita, è l’unico freno naturale che ci dovrebbe impedire di sparare. L’Umanità è l’unico vero mezzo che abbiamo per vivere in equilibrio tra di noi. L’Umanità è uno stato mentale, uno stato dell’anima. Chi ama la vita ha la pistola e non ne preme il grilletto.

Voglio concludere questo articolo con uno dei discorsi più toccanti che io conosca:

Gandhi, l’intramontabile Gandhi, è stato il leader politico e spirituale della rinascita indiana.
L’India, un colosso che schiaccia l’Italia, un paese che ha perduto ogni forma di fiducia verso sé stesso. Su cosa si poggia l’India? Sulla moltitudine. Perché l’India è la terra dei “geni della scienza” ? Perché gli indiani sono geneticamente più predisposti? Oh, no. Perché sono tanti. Ed ognuno di loro, conta. Ogni singolo indiano, sommato a tutti gli altri indiani, conta.

Questo è davvero la fonte di ogni forza: la moltitudine.
Se l’Italia non ritroverà subito il rispetto verso il popolo e verso l’italiano medio che ne è la sua matrice, il suo stampino; se l’Italia non trarrà dal basso le sue risorse, e non appellandosi ad una fantomatica elita marcia, corrotta e soprattutto sterile; allora l’Italia sarà schiacciata dagli elefanti.

E forse, dico forse, se da questa esperienza lo Stato Italiano, per come lo conosciamo adesso, ne uscirà frantumato, e parimenti cadranno ad uno ad uno tutti gli obelischi ed i simboli meta-architettonici della pianificazione della vita umana, forse solo allora, ritroveremo l’Umanità perduta.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: