Chiesa e marketing

Questo articolo è per metà una risposta all’articolo precedente del “collega” jaycanto, grazie agli straordinari spunti che il suo mi ha offerto, e per metà un’ introduzione al mio prossimo articolo che parlerà degli hippie e di quello che ne è derivato filosoficamente e spiritualmente.

Come dicevo è una risposta alla recensione del libro “Gesù e i saldi di fine stagione” di Bruno Ballardini fatta da Jay ma non è una contro recensione poiché non ho letto il libro in questione anche se sarei molto interessato a farlo, è una risposta a come Jay ha esposto le tesi del libro.
Faccio presente ai lettori che ho letto numerosi di libri di marketing e comunicazione, in particolare libri orientati alla comunicazione politica per la costruzione del consenso in campagna elettorale, e che sono quindi piuttosto informato in materia. Per un certo periodo ho anche pensato di poter fare lo spin doctor come carriera.
Nonostante il mio interesse e la mia ammirazione per la materia e i penosi tentativi degli esperti di giustificare eticamente il proprio operato voglio dire subito che non posso fare a meno di giudicare il marketing come manipolazione, tanto quello pubblicitario che ci bombarda costantemente che quello politico o religioso.
Un jingle e una frasetta che rimangano in testa al consumatore quando appare il logo della marca, un breve slogan evocativo della campagna elettorale, far vedere immagini idilliache ed affiliarle alla figura del candidato o del prodotto in modo che, ad esempio, quando il consumatore pensi a quella marca di biscotti abbia in mente una famiglia che mangia felice; questo è il marketing.
Uno sfondo rosso dietro il candidato genera inquietudine, meglio un blu che infonde tranquillità agli elettori che lo vedono(siete tutti autorizzati a deridere il team Bersani che ha pensato bene di mettere uno sfondo grigio nei manifesti): questo è il marketing.
Certo, sugli imbecilli funziona molto meglio ma sfido qualunque “mente superiore” a non anticipare mentalmente la frasetta finale che gli è stata ripetuta migliaia di volte quando guarda una pubblicità.
Di fatto le strategie di marketing sono tecniche di manipolazione che possono essere impiegate a fin di bene, per esempio facendo eleggere un candidato meritevole, oppure possono produrre risultati catastrofici come portare un ubriacone come George W. Bush alla presidenza degli Stati Uniti utilizzando qualche battutina simpatica e degli spot elettorali subdoli.

Da qui potrei esporre tutte le mie critiche alla politica spettacolo e all’odierna democrazia televisiva ma preferisco evitare per non andare fuori traccia.
Lascio a voi le ovvie considerazioni su quello che comporterebbe utilizzare la comunicazione pubblicitaria a scopo di proselitismo religioso come già fanno in America i mormoni e Scientology.
La comunicazione è un male necessario se si vuole vendere o essere eletti ma è un guscio vuoto, la comunicazione è completamente priva di sostanza perché è molto facile costruire un messaggio vincente anche solo fingendo e basandosi su menzogne anche se non si ha niente di buono da offrire.
Forza Italia e Berlusconi sono esempi eccelsi di questo modo di fare: Forza Italia non era un partito ma una marca. Nel 1993 Berlusconi incaricò Dell’Utri e Publitalia (la sua compagnia pubblicitaria!) di creare un movimento in grado di portarlo al successo elettorale e Dell’Utri condusse indagini di mercato e sondaggi per capire cosa gli elettori desiderassero veramente come offerta politica in quel determinato momento, il risultato fu che gli elettori volevano meno tasse e meno burocrazia e che nel centrodestra c’era campo libero per imporsi con queste proposte; se l’ indagine di mercato avesse dato un diverso responso Berlusconi non avrebbe esitato a rimanere a sinistra (perché era socialista) e a proporre un’ offerta politica di sinistra. Lo stesso nome Forza Italia è uno slogan che andava ad evocare nei consumato… voglio dire negli elettori un’ affiliazione emotiva con la loro passione calcistica.
Insomma Forza Italia non aveva alcun programma politico e alcuna ideologia ma fu fondata semplicemente come marca per vendere il prodotto (politico) che i consumatori (elettori) volevano vedere sul mercato: la politica trasformata in un vuoto spot pubblicitario.
È questo che vogliamo per il proselitismo religioso? Uno spot elettorale in cui appare la croce insieme a un jingle musicale e un patetico slogan?

Ma il cardinale che chiedeva a Ballardini consigli di marketing non voleva questi eccessi chiaramente: voleva che l’ esperto ne curasse l’ immagine in modo da farlo apparire carismatico, moderno, simpatico; insomma come un politico chiede al proprio staff di essere curato nell’aspetto e nelle parole per piacere alla gente anche il cardinale chiedeva a Ballardini di diventare il suo spin doctor e di aiutarlo nella “campagna elettorale” per dare la scalata alla Chiesa ed essere, presumo, il nuovo “Papa buono”.
Ora, il carisma e il consenso mediatico e popolare che ne deriva aiuta molto chiunque, incluso il Papa, ma non è certamente quello l’ elemento fondamentale a rendere una persona un grande Papa o un grande Presidente; e basta guardare i numerosi bellimbusti che da 30 anni a questa parte sono stati eletti a furor di popolo in tutti i paesi occidentali, promettendo grandi cambiamenti e mai realizzandoli, per capire quanto la comunicazione e il carisma non siano altro che vuota propaganda. Non saranno certo la pubblicità e un Papa telegenico a salvare la Chiesa.
Per esempio sarebbe molto più utile istruire fedeli e sacerdoti per evitare che inizino a rendersi ridicoli urlando contro il primo superficialissimo Odifreddi di turno perché sono troppo ignoranti per rispondergli.

La parte che mi inquieta del libro, così come esposto nella recensione di Jay, è quando l’ autore afferma di essere stato un hippie e di essere oggi taoista (e già sento puzza fortissima di intruglio new age più che di vero taoismo) e che vorrebbe veramente aiutare il cardinale che gli ha chiesto aiuto a diffondere il modernismo nella Chiesa.
In altre parole quello che il cardinale ha chiesto a Ballardini è di aiutarlo ad essere carismatico per manipolare i cardinali e i fedeli e stravolgere la Chiesa con le sue modernizzazioni che comporterebbero il rinnegamento della dottrina e dei dogmi (leggetevi il mio articolo precedente se siete poco informati su queste cose e questa modernizzazione vi sembra sensata).
E Ballardini da buon hippie taoista ha accettato estatico l’ invito del cardinale (o della cordata di cardinali) ad aiutarlo a “modernistizzare” la Chiesa.

Tralascio volutamente di trattare dettagliatamente la parte finale della recensione di Jay in cui parla di apocalisse perché l’ argomento è vasto e si rischia di cadere nel millenarismo fanatico di qualche ranters puritano che veramente non voglio imitare.
Mi limito a fare notare che nell’Apocalisse è presente la figura del falso profeta e chi meglio di qualcuno moderno, carismatico e amato può giocare questo ruolo? Chi meglio di un lupo travestito da agnello con un po’ di marketing?
Prima che mi prendiate per pazzo io non credo che la fine sia vicina e che un Papa modernista sia l’ anticristo però riflettere su questi particolari è  un esercizio che io e Jay facciamo spesso, probabilmente a causa della passione per la fantascienza distopica e post-apocalittica. Prendetela come una divertente divagazione.

Drizzo veramente le antenne quando però Jay nella recensione scrive La strategia del cristiano è dunque il Vangelo del Cristo: nel libro sacro, l’esperto di comunicazione ed etica conferma qual’è il marketing da adottare. Il suo consiglio è un ritorno ai fondamentali: i preti dovrebbero potersi sposare come fu nella prima metà della Storia del Cristianesimo. Gli scismi dovrebbero essere sanati. Il cristianesimo deve ritornare a coniugare ortodossia (che in greco vuol dire “Verità”) e cattolicesimo (che in greco vuol dire “Universalità”) ricucendo al più presto gli strappi con le chiese orientali, luterane ed anglicane.”

Questo mi fa capire che Ballardini parla da esterno e in sincerità ci capisce anche poco: quella di cui parla non è la ricucitura degli scismi ma la resa della Chiesa cattolica al protestantesimo.
Parlare del Vangelo e non curarsi del magistero e della tradizione di 2000 anni è protestantesimo schietto e significherebbe per la Chiesa affermare che “abbiamo sbagliato per 2000 anni e le cose che dicevamo erano scemenze”.
I preti dovrebbero sposarsi? Si ma secondo la vera tradizone, come gli ortodossi e non come i luterani o i calvinisti.
Ripianare gli scismi e ripristinare l’ unità dei cristiani? Assolutamente si ma si parla dell’ unità dei cristiani e non dei cristianisti.
È bene distinguere l’ ecumenismo sano, volto alla riconciliazione con gli ortodossi e alcuni anglicani che sono semplicemente scismatici e non riconoscono al Papa altro che la carica di primus inter pares ma che hanno differenze dottrinali di minore entità con la Chiesa cattolica, dall’ecumenismo deviato che è quello che mira ad una impossibile riunificazione con i protestanti che hanno rinnegato 1500 anni di tradizione perché Lutero riteneva di aver interpretato per conto suo le scritture e di poter riscrivere il cristianesimo come preferiva. Ebbene i protestanti non sono cristiani ma cristianisti, non sono scismatici ma eretici che si sono creati una dottrina del tutto diversa; cattolici, anglicani cattolici e ortodossi non hanno niente da spartire con questi gruppi se non le scritture (ma non l’ interpretazione) e la divinità, per questo li definisco cristianisti ma non certo cristiani.

Grazie dell’ interessamento signor Ballardini ma potete tenervi la vostra comunicazione e i vostri indispensabili consigli, l’ ultima cosa di cui la Chiesa ha bisogno è di seguire i consigli di un hippie modernista in fatto di ecumenismo deviato. Si occupi di consigliare le religioni in cui crede la prossima volta.

Il mio prossimo articolo si ricollegherà in parte con le origini hippie di Ballardini e tratterà delle tendenze sincretistiche new age, delle filosofie derivate dal movimenti hippie e di un altro guru della comunicazione non lontano da questi ambienti: Casaleggio.

Si prega sempre quando è tardi.

Così cantavano I Corvi, rocchetti degli anni ’60 dimenticati dal tempo.

Questo è l’ennesimo articolo sul Papa e sulla Chiesa. Ne abbiamo avuto uno del collega Mullanu che attaccava alcune dichiarazioni del Pontefice Francesco (poi rivelatasi una bufala), ed un’altro del vaticanista che risponde all’identità di “Sisto VI”, cattolico tradizionalista.
Si dice che il 98% dei maltesi sia cattolico. Penso di non potermi sottrarmi a questa statistica.

In verità, questo articolo voleva essere una recensione del libro “Gesù ed i Saldi di Fine Stagione” (provocante, eh?) di Bruno Ballardini, e lo sarà, ma mi riserverò di incentivare alcuni passi salienti di quest’opera.

Ho scoperto il Dott. Ballardini con quest’opera. È un filosofo, esperto di marketing e comunicazione.
Mi è parso di capire dalla lettura che segua le filosofie orientali del Tao e non creda nei dogmi cristiani, pur rispettando la figura di Gesù. Dimostra una mentalità pragmatica, a differenza di quanto ci si aspetterebbe da un grande esperto di lettere e costume. Aveva già scritto un libro simile; l’argomento è: “Affinità e divergenze tra Marketing e Religione“.

Questo libro è di una bellezza indescrivibile. Non è una biografia, ma con metro magico il Ballardini ci svela parte del suo passato hippie, dei suoi sogni, delle sue esperienze, delle sue riflessioni sul divino e sul mondano. Non è un romanzo. Ma forse lo è: racconta una storia così incredibile da non sembrare vera.
Per buona parte della lettura, le pagine s’incastrano in un trattato filosofico sulle strategie di espansione del bacino di fedeli delle istituzioni religiose; eppure, l’intento del libro non è davvero questo.
Ballardini ci dice che ha scritto questo libro col chiaro intento partigiano: voleva che una certa fazione della Chiesa potesse vincere su un altra.

Andiamo al succo: la storia del libro è che Ballardini è chiamato da un Cardinale di circa 73 anni, un grande teologo, che gli chiede di insegnargli le basi fondamentali del marketing ed elaborare una strategia per frenare il calo delle vocazioni e migliorare il consenso internazionale riguardo le politiche e la dottrina della Chiesa Cattolica. Il Cardinale gli chiede riserbo sul fatto, rivelando al filosofo che il suo fine personale è conquistare l’approvazione degli altri Cardinali al fine di operare una transizione epocale all’interno dell’istituzione petrina (!!!).
Sotto il profilo etico, non mi schiero a fianco dell’autore. Pubblicando il libro (nel 2011) ha tradito la fiducia del Cardinale, ma Balardini si difende dicendo che la pubblicazione del libro avrebbe comunque indirizzato la popolazione cattolica verso quel “modernismo” così temuto dagli uomini del Vaticano (compreso Sisto VI!), e così auspicato da quella massa di intellettuali dei “Credenti – Non praticanti“.
Notate questo: il filosofo ci lascia col dubbio. Dice che potrebbe essersi inventato tutto di sana pianta, sebbene un fondo di verità dietro la sua storia ci sia.
Questo espediente, l’ho trovato magnificamente metanarrativo.

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Sotto profilo dei contentuti, ci troviamo di fronte ad un trattato valido: Gesù e i Saldi di FIne Stagione esplora con fare scientifico pregi, debolezze e minacce della Chiesa Cattolica.
Questo non è un libro contro la Chiesa, ma un libro che vuole aiutare la Chiesa.

Secondo Ballardini, il problema del Vaticano si può riassumere così: è incoerente. Molti prelati sono degli ipocriti. Ballardini non afferma assolutamente che la Chiesa si sbagli ad assumere posizioni difensive su temi come l’aborto o l’impiego degli embrioni in ambito scientifico. Egli non vuole dare giudizi di merito sui temi etici. Ballardini invece pone in risalto questo fatto: mentre il Papa chiedeva ai cattolici un disimpegno dal relativismo sui temi etici, i suoi apparati usavano due pesi e due misure per gli affari interni. Un chiaro esempio è questo: se un prete protestante sposato si converte al ministero cattolico, mantiene il sacramento del matrimonio, mentre se una suora venisse stuprata, dovrebbe dismettere il saio.

Queste incongruenze nel diritto canonico generano sentimenti di inquietudine nei fedeli.
Anche nei suoi organismi più decentrati, il Vaticano è frammentato. Secondo Ballardini, ci sono troppe differenze tra Comunione e Liberazione (cattolici trendy, intellettuali e moderatamente spiritosi) ed il Movimento dei Focolari (cattocomunisti), senza dimenticare l’Opus Dei (definiti quasi massonici nella loro ritualità), quei laici sempre in antitesi coi poveri parroci diocesani.
Secondo questo libro, l’Azione Cattolica, la vecchia spalla della Democrazia Cristiana, era un chiaro esempio di diligenza ed efficienza, ma la frammentariazione dell’associazionismo cristiano, questi nuovi gruppi postconciliari, spesso guidati da laici, ha distrutto quanto di buono avevano costruito l’Azione Cattolica e gli antichi ordini di monaci e chierici (francescani, domenicani, gesuiti etc etc).

Sotto il profilo de: “I grandi nemici moderni della Chiesa“, Ballardini pone un forte accento sulle confessioni pentecostali e sincretiche. Le prime, in maniera ingenua e con toni da predicatore, affascinano i fedeli più ingenui: permettono una intermediazione diretta tra la divinità e l’uomo, spesso però sprofondando nella superstizione; le seconde , e ci riferiamo a Scientology ed alcune strane chiese orientali che fanno un minestrone di dottrine e simboli, sono altrettanto pericolose perché spesso guidate secondo criteri molto profani e molto poco spirituali nelle modalità di espansione del bacino di fedeli.
Non ho citato Scientology a sproposito: se la Chiesa medievale si rifaceva al grande carisma dei Papi e dei Santi per attrarre i fedeli, Scientology si rifà al carisma di attori e personaggi famosi per conquistare la scena.

Le antiche filosofie orientali, invece, non sarebbero rivali del Cattolicesimo, perché il loro messaggio interessa maggiormente quella componente di fedeli che non è naturalmente incline al messaggio cristiano.
Discorso a parte per l’associazionismo ateo, l’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti), definiti dal filosofo quasi una “setta”: inadeguate ad aggregare anche i liberi pensatori a cui vorrebbero rivolgersi perché prive di “prodotto”, prive di valore. Bello il paragone tra queste religioni senza-Dio ed il movimento No-Logo di Naomi Klein: l’associazionismo ateo è inconcludente perché offre le stesse soluzioni ipocrite della Chiesa senza tuttavia offrire nessun prodotto spirituale “più elevato”.

Il messaggio più forte del libro però si rivela nella parte finale: il filosofo che rivela la strategia ai prelati vaticani in una conferenza alla Pontificia Accademia delle Scienze. La grande strategia è che la Chiesa non deve avere una strategia. Le strategie si adoperano in guerra, e la guerra conduce al massacro. La Chiesa Cattolica per troppo tempo ha dimenticato che il suo obiettivo è la salvaguardia la vita umana in questo mondo, e l’anima in quello che verrà. Non c’è nessun particolare motivo per porsi in antitesi con le altre religioni.
La strategia del cristiano è dunque il Vangelo del Cristo: nel libro sacro, l’esperto di comunicazione ed etica conferma qual’è il marketing da adottare. Il suo consiglio è un ritorno ai fondamentali: i preti dovrebbero potersi sposare come fu nella prima metà della Storia del Cristianesimo. Gli scismi dovrebbero essere sanati. Il cristianesimo deve ritornare a coniugare ortodossia (che in greco vuol dire “Verità”) e cattolicesimo (che in greco vuol dire “Universalità”) ricucendo al più presto gli strappi con le chiese orientali, luterane ed anglicane.

Alla luce dei recenti fatti del 2013 mi pongo un serio interrogativo: e se il Dott. Ballardini non avesse mentito? Se una “fronda modernista” si fosse messa in azione nel Ponteficato di Benedetto per una serie di riforme sostanziali dell’Alto Clero?

L’elezione di Francesco porterà, come peraltro diagnosticato da un buffo (o blasfemo, a seconda dei casi) articolo di VICE, un generale ritorno alla Chiesa povera. Questo sembra piacere molto ai fedeli. È solo una delle componenti del ritorno alla Chiesa dei Martiri. Una strategia efficace, basata sul Vangelo, porterà al compimento finale dell’AntiScisma Cristiano?

Un altro interrogativo scuote la mia coscienza: tutto questo era già stato profetizzato più e più volte…l’esito finale dell’operazione è sempre il solito: l’Apocalisse, la fine di Roma e del mondo intero nel Giudizio Universale e l’ascesa della Gerusalemme Celeste.

Il Papa Povero sarà un nuovo Pietro, o ne sarà l’ultimo?
Le speculazioni possono essere molte. Cercate di ragionarci: forse la fine della dinastia dei Pietri potrebbe essere il trionfo finale del Cattolicesimo sul mondo.

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