Messa in rime di ciò che deprime (a livello politico)

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Poesia in quartine sulle elezioni politiche italiane del 24-25 febbraio 2013 e sulle loro nefaste conseguenze.

Son finite le elezioni,
son finite le equazioni,
per calcolar tutti i seggi
che col Porcellum son più incasinati di certe leggi.

C’è chi ha votato il Cavalier dimezzato,
sperando che il dazio sulla sua casa venisse smezzato
o perchè assuefatto, visti i tempi tristi,
dalle favole sui pericolosi comunisti.

Chi ha votato l’ex comunista pelatone,
che soffre di grande afflizione,
avendo egli dimenticato un dettaglio fondamentale,
per vincer le elezioni bisogna far la campagna elettorale.

Chi ha votato il Grillo urlante,
quello del movimento dominante.
C’è da dir però che un politico incompetente,
non è detto sia un politico vincente.

C’è chi diede il voto al vecchio presidente,
che a quanto pare è perdente.
Il quale con la fissa di far quadrare i numeri,
si dimenticò dei poveri lavoratori diventati esuberi.

C’è Ingroia,
la cui dialettica ha portato alla noia.
Nonostante abbia un’ottima carriera,
non è apparso molto neanche sul Corsera.

D’altro canto c’è Giannino,
con le sue balle lo ha accellerato il suo declino,
un magro risultato
per ciò che doveva essere il centrodestra rinato.

Vi sono anche tanti altri partitini piccini che qui non starò a citare,
altrimenti vi verrebbe da vomitare.
Orsù rimbocchiamoci le maniche e continuiamo a lavorare,
o meglio a cercare un lavoro senza disperare.

Poichè, che siano due o tre le coalizioni,
se continuano con questi singolar tenzoni,
si aggraveranno solo le nostre pene
e da lì sarà un attimo a finir come Atene.

Beppe Grillo e lo squadrismo del web

Chiamali fascisti o squadristi e si arrabbiano, ma il clima d’odio che ha alimentato Beppe Grillo negli ultimi anni è così alto che basta un piccolo errore a scatenare rabbia, minacce e offese gratuite sul web. Precisamente su Facebook, sulla sua pagina, dove condivide fotomontaggi e post del suo blog, dove offende quotidianamente qualcuno, godendo delle gravi e pesanti parole che i suoi “militanti” pubblicano. 

Qualcuno dirà, che colpa ha Grillo? Lui scrive, gli altri offendono. Ebbene non è proprio così, in sostanza funziona in questo modo: Grillo pubblica cose che possono dare molto fastidio ai suoi fan, alla sua comunità virtuale, i grillini non si fanno aspettare e partono le offese. Molto spesso pesanti. Come nel caso di un militante di Rivoluzione Civile che per errore ha coperto un manifesto del Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo, nella giornata di ieri ha pubblicato una fotografia scattata da qualche suo attivista, mostrando un ragazzo intento a coprire il manifesto grillino, egli cita un pezzo di un articolo del Secolo XIX (Ma i giornali non erano carta straccia?), dove viene evidenziata la faccenda e lascia commentare i suoi. Inutile dire che partono offese, il post diventa virale e diventa un vero accanimento nei confronti del ragazzo, che poverino, racconterà poi, si trattava di un banale errore, che aveva sbagliato a posizionare il manifesto. I commenti al post sono 1.464, tutte offeseLa notizia viene ripresa subito dal giornale Oltremedia, dove il giovane militante racconta la sua storia e anche la sua rabbia, infatti, afferma: “Ho sbagliato. Avevo informazioni errate e ho confuso un pannello con un altro. Ero convinto che quello (il numero 1) fosse il nostro spazio. Invece noi potevamo attacchinare sul pannello che si trovava di fronte. Sinceramente è una cosa che può capitare, ho sbagliato ad affiggere un manifesto in uno spazio non mio, ma le minacce ricevute dai fan di Grillo vanno oltre il confronto politico. Moltissima gente senza conoscere i fatti ha cominciato a insultarmi e minacciarmi sul web. Se fosse accaduto in mezzo alla strada sarei stato linciato. Chiedo pubbliche scuse da parte del Movimento 5 Stelle, oppure passerò a vie legali”

Se questo non è diventato un Movimento Squadrista allora cos’è? Un movimento democratico che denuncia pubblicamente qualcosa, non può lasciare che si scatenino attacchi gravi e gratuiti. Non è la prima volta che accade, ma sicuramente tutti noi, che siamo sempre sul web, certamente siamo stanchi di tutta questa becera volgarità e fascismo.

Luca Mullanu

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Ce la faranno Bersani e il PD a far perdere le elezioni al centrosinistra?

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La campagna elettorale è ormai cominciata da un bel po’ e ci avviamo quasi alla fine della stessa. Da uomo di centrosinistra e probabile elettore della coalizione Italia Bene Comune, sono profondamente preoccupato dalla strategia politico-elettorale del PD e di Pierluigi Bersani.

La campagna elettorale è cominciata, in pratica, con le primarie del PD che hanno visto vittorioso Bersani. Le primarie hanno coinciso con il picco per il PD nei sondaggi, raggiungendo quasi il 40%. Da allora, però, il Partito Democratico, nonostante sia rimasto il primo partito d’Italia, ha vissuto un costante declino, assestandosi, ad oggi, a poco più del 30%. Il Partito Democratico, quindi ha perso circa 10 punti. Ma com’è successo? I fattori sono vari, tutti importanti.

Innanzitutto la “salita” in campo di Mario Monti ha messo l’ala centrista del PD in difficoltà e molti di quest’area, come Ichino tanto per dire un nome, sono poi andati nelle liste del Professore. L’elettorato cattolico del Partito si è poi trasferito nell’elettorato del Professore, in cui vedono una figura di rilievo internazionale e di rigore economico, oltre che di profondo rispetto verso il Vaticano, uno dei maggiori sponsor del premier. Possiamo quindi affermare con sicurezza che la salita in campo del Premier ha seriamente danneggiato e ridotto l’elettorato del PD, vedendo pezzi interi di partito andare via per la nuova opportunità offerta da Monti. Non dobbiamo escludere, poi, come una parte consistente di partito e di elettorato sia propenso all’alleanza in Parlamento con lo stesso Monti il che pone una parte del partito a metà strada tra il PD e Monti.

Altro fattore è la candidatura di Antonio Ingroia. Allo stesso modo di Monti, Ingroia ha danneggiato parecchio la coalizione IBC che vede drenare una parte di voti, per lo più di SEL, nella nuova formazione salva-micropartiti Rivoluzione Civile. La candidatura dell’ex PM mette il PD di fronte ad una serie di attacchi sul fronte giudiziario, fronte su cui il PD non è cristallino. Inoltre, la presenza in Rivoluzione Civile di Rifondazione e Comunisti Italiani attira parecchio i voti dei comunisti incalliti e che vedono in RC un’alternativa a sinistra di IBC, sentimento aiutato anche dalla strategia di Ingroia che fa promesse che difficilmente potrebbe mantenere anche se fosse eletto. Ma queste promesse, per l’elettore medio, sono fattibili e tende quindi a crederci: questa strategia, in scienza politica, viene definita come partito irresponsabile.

Altro fattore è la questione Monte dei Paschi, scandalo scoppiato negli ultimi giorni. Senza entrare nel vivo della questione non essendo questo il tema di questo pezzo, la vicenda ha creato parecchie strumentalizzazioni e accuse nei confronti del PD, colpevole, a quanto dicono, di aver condizionato le scelte dell’istituto portandolo sull’orlo del fallimento. La vicenda è stata sfruttata da tutti gli avversari politici di Bersani, partendo da Berlusconi fino a Monti, e anche Ingroia non si è tirato indietro. A dimostrazione di quanto detto, i sondaggi dimostrano che questa vicenda abbia fatto perdere terreno al PD.

Ultimo fattore è la campagna elettorale spenta portata avanti da Bersani confrontata con la scoppiettante campagna mediatica di Berlusconi. Mentre il Cavaliere appare spesso in video creando veri e propri eventi televisivi, la sua presenza da Santoro ne è una dimostrazione, portando il PdL dato per morto poco più di un mese fa, sino al 20%, la presenza di Bersani è bassa e poco sentita dall’elettorato il che porta ad una diminuzione del gradimento tra l’elettorato.

In conclusione, come al solito, il centrosinistra che era dato per super-vincente a due mesi dalle elezioni sembra fare di tutto per perdere le elezioni. Ma mentre le candidature di Ingroia a sinistra e di Monti al centro hanno seriamente frammentato l’elettorato danneggiando la coalizione del centrosinistra, l’assenza nei media di Bersani e la sua bassa incisività in questa campagna elettorale sta facendo diventare il centrosinistra il miglior alleato di un mediaticamente rinato Berlusconi. Ce la faranno Bersani e il PD a scongiurare un governo di Centrosinistra?

Francesco Di Matteo

Operazione verità: Li Gotti, Rivoluzione Civile, quando la diffamazione è all’ordine del giorno

Qualche giorno fa impazzava sul web un articolo preso dal sito discaricapolitica.wordpress, spazio aperto il 17 gennaio, con 4 articoli tutti contro Rivoluzione Civile. Tale blog, ha fatto sì che diventasse virale la notizia di un ex fascista, Luigi Li Gotti, deputato dal 2008 con l’idv, che si sarebbe candidato capolista al Senato proprio con la lista di Ingroia. Il tam tam sul web comincia a correre, a destra e a manca le persone si dicono indignate, l’antifascismo militante sul web si fa forte, su facebook alcune pagine tra cui Sinistra Unita per Ingroia posta delle immagine contro il fascismo, ma chi è davvero Luigi Li Gotti?

Facciamo un’operazione di verità, Luigi Li Gotti è nato a Crotone per poi trasferirsi a Roma, è stato avvocato in molti processi importanti, come la strage di Piazza Fontana, l’omicidio del commissario Luigi Calabresi e stragi di mafia. Già questo è un punto a suo favore. Andiamo avanti.

Come si legge dal suo sito personale, www.luigiligotti.it , milita nel msi quando vive in Calabria, poi nel 1974 si trasferisce a Roma e smette fino al 2002 di fare politica, quando dopo circa 30 anni senza militanza, aderisce all’Italia Dei Valori. Amico di Giovanni Falcone, che infatti gli chiese di rappresentare e difendere Marino Mannoia, al quale avevano ucciso la madre, la zia e la sorella per farlo tacere.

Luigi Li Gotti viene minacciato dalla mafia per la sua attività da avvocato, lui stesso afferma che “non si è mai fermato, non ha mai arretrato di un millimetro, per dignità!”.

E’ diventato senatore occupandosi di giustizia ed antimafia e in commissione giustizia ha pure lavorato molto bene sulle questioni poste dal Ministro Severino (basta leggere gli articoli postati stesso da lui sul suo sito).

Andando su Twitter, sul suo contatto, si leggono prese di posizione interessanti, altro che fascista, ci sono posizioni antitetiche con la destra! Dice con un twit parlando della Diaz: “Serve cancellare la macchia con la verità. Il nuovo parlamento istituisca commissione inchiesta”. Qualcuno dirà, perché non l’ha fatto prima? Non era in Parlamento quando c’era da fare la commissione d’inchiesta e nell’ultimo anno, con il governo Monti, cose di questo tipo non si sarebbero mai potute fare. Sempre spulciando sul suo account twitter, si legge: “#Tortura, come IDV, ho presentato disegno di legge nel 2008 per reato di tortura e ho fatto il massimo per l’approvazione, ma l’aula votò il ritorno in commissione”.

Interessanti le sue posizioni sul lavoro: “Difesa del lavoro, contro leggi inique,  come il licenziamento ingiusto e ingiustificato. Considero un arretramento, la modifica dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, che impone al giudice di dichiarare risolto il rapporto di lavoro, nella stessa sentenza che riconosca non giustificato il licenziamento. Un paradosso giuridico inserito nel nostro ordinamento. “

Ora, lungi da me difendere un tesserato dell’IdV, ma se facciamo qualche paragone sui fatti detti e descritti, mi pare che questa persona sia politicamente molto più avanzata dei democratici che fanno parte del PD.

Per questo motivo ci voleva un’operazione di verità.

“Non è per nulla indifferente il luogo ove si vive e si fa politica. Bisognerebbe conoscere Crotone e la democrazia che vi si respirava. Era la Stalingrado del sud, con il PCI fortissimo. Noi giovani facevamo politica senza contrapposizioni. Passavamo il nostro tempo nello stesso centro sociale e insieme lavoravamo nelle iniziative. Ricordo quando tutti (anche i ragazzi della FGCI) mi delegarono a presentare il progetto “democrazia scolastica” ad un convegno regionale con Livio Labor. Poi c’era una fortissima realtà operaia. Era bello fare politica. Quel mondo era fatto di rispetto e di battaglie comuni. Il massimo del contrasto c’era quando si incontravano le squadre di calcio giovanili (ricordo la Dinamo e la Giovane Italia). Poi mi trasferii a Roma. Con automatismo continuarono a ripetere ogni anno gli elenchi degli iscritti e, spesso, mi arrivava la tessera di iscritto a Crotone mentre io vivevo a Roma e non facevo politica. La rifeci nel 1997, alle provinciali di Roma, con campagna per il candidato DS (Napolitano). Mi è buon testimone il segretario della federazione DS di Genzano, Manfredo Fiormonti, collega di studio. Nello studio eravamo tutti ispirati dal grande avvocato del PCI, Fausto Tarsitano e mio collega era Pino Zupo, già responsabile nazionale giustizia del PCI. Alcune volte ho votato (anche per i Radicali) altre volte no. Poi mi è tornata voglia di fare politica e nel 2002 ho aderito all’IdV. Volevate sapere se sono fascista? Io credo nella mia Costituzione, la mia religione laica. La Costituzione più bella (e incompiuta) del mondo. Credo nella legge, nei diritti, nella giustizia. Basta così. Ho voluto rispondere non a chi mi ha mostrato disprezzo ma a chi mi ha manifestato solidarietà. Sono fatto così. Se avessi ricevuto solo espressioni sprezzanti, non avrei risposto, perché sono un uomo libero.”

Luigi Li Gotti

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Che brutta campagna elettorale

Italia sì, Italia no“Certo che questa è la campagna elettorale più brutta degli ultimi anni”.

Sì certo, questa frase sta entrando lentamente nel novero dei “luoghi comuni” più diffusi, accanto a grandi classici come “non esistono più le mezze stagioni” o “quanto si stava meglio quando si stava peggio”, ma questa campagna per le elezioni del 2013 sta davvero assumendo un profilo sempre più contorto e fosco.

E questo, lasciatemelo dire, anche perchè le forze in campo sembrano avere progetti poco chiari, anzitutto riguardo il proprio destino.

All’atto pratico, tutti i partiti e le liste in campo sono in uno stato di totale precarietà e hanno davanti un futuro che, in gran parte, dipenderà dall’esito delle stesse consultazioni.

Anzitutto è in bilico il futuro del protagonista indiscusso di questi ultimi 20 anni; Silvio Berlusconi ha di fronte la definitiva prova di forza della sua figura politica.

Mai come questa volta l’apparato del centrodestra si sta aggrappando alla sua immagine per evitare il tracollo e, ipotesi non trascurabile, causare il disastro altrui.

Non ho mai riconosciuto le capacità oratorie di Berlusconi,  non l’ho mai considerato un personaggio di grande carisma nè un grande statista; anzi, ho sempre pensato che tutto quello che rappresentava aveva dietro una macchinazione ed una copertura, un artificio, una falsità.

Ho sempre detestato il modello di società che proponeva e la bassezza morale del suo profilo culturale, che ha portato molti a rimpiangere anni non certo felici come quelli della Prima Repubblica.

Berlusconi però non muore mai.

Anche grazie al suo incredibile peso mediatico, insostenibile per una qualsiasi democrazia credibile, in queste settimane si sta facendo strada nel cuore di coloro che aveva deluso tra minorenni, escort e Tarantini vari.

Coloro che stavano pensando di stare a casa il 24 ed il 25 febbraio, oppure (e non sono affatto pochi) di dare fiducia ai visi puliti (ma non comunisti!) del Movimento 5 stelle.

E così, tra un’intervista al limite della pornografia con Barbara D’Urso (molto seguita dalle massaie) e una sfida senza vincitori con Santoro e Travaglio (che vista la debolezza della loro esibizione si sono beccati più di una maledizione), l’imputato Berlusconi sta recuperando punti su punti nei sondaggi, causando non poche preoccupazioni in casa PD.
Di certo, se c’era una minima speranza di rinnovamento della classe dirigente del centrodestra, con questa clamorosa cavalcata di Berlusconi è stata definitvamente rimossa.

E questo anche grazie al vero “uomo che non ti aspetti” di questi ultimi mesi, ovvero Roberto Maroni.
Grande epuratore del cerchio magico, uomo con la scopa in mano, era diventato uno dei critici più severi di Berlusconi, seguito a ruota dagli scudieri Tosi e Salvini.

Non pochi avevano coltivato l’illusione della nascita di una forza veramente distaccata da Roma e che si facesse fustigatrice dei “ladroni” del Parlamento; ma, ancora una volta, la purezza leghista è annegata nella fame di poltrone, oltre che nell’eccessiva fiducia riposta dagli stessi leghisti nel loro partito.
In nome delle elezioni lombarde, Maroni ha così stretto il cosiddetto patto con il diavolo, pur continuando (con dichiarazioni al limite del comico) a prenderne le distanze, dimenticando in un sol giorno tutti gli attacchi che la sua base ha per mesi rivolto al Cavaliere, soprattutto sulle frequenze di Radio Padania.
Ma tant’è, il Pirellone val bene un’amnesia.

E dire che Berlusconi ha dovuto allargare di molto il bacino ideologico della sua campagna, spaziando dalle posizioni più moderate (necessarie per tenersi cari i cattolici e i filomontiani) a quelle più antieuropeiste e populiste (dovute anche ai pessimi rapporti con i leader del PPE).
Proprio in virtù di questo cerchiobottismo, il Partito Popolare Europeo ha tolto l’ormai decennale (e immotivata) fiducia a Berlusconi e si è gettato, anche con una certa passione, tra le braccia di Mario Monti.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso a Monti è “ma chi glielo fa fare?”.
Non voglio sembrare complottista, ma secondo me, sulla scelta “politica” di Monti ha influito molto la sesta campagna dello stesso Berlusconi.
Questa ha implicato la “chiamata alle armi” giunta a Monti da parte del PPE in primis e, in secondo luogo, dai centristi italiani.
E proprio qui entra il gioco la scelta del Professore; niente gli avrebbe vietato di tenersi sulle sue e, magari, ritagliarsi un posto da successore di Napolitano.
Qui però sono intervenuti sia un certo senso di disagio per ciò che avveniva nel PD (dove, apparetentemente, i socialdemocratici e giovani turchi stanno avendo la meglio sui liberal a lui più vicini), sia un certo rimorso per i limiti posti dal PdL alla sua azione di governo.
E di qui la “salita” in campo, alla guida di una coalizione quanto meno discutibile, per cercare di influenzare il più possibile le sorti del futuro governo.
Di certo, bisognerà vedere se sarà lui a condurre le trattative con la futura maggioranza, o vecchie volpi della politica come Casini.
Resta comunque il fatto che il progetto di un polo popolare alternativo alla sinistra e che sapesse sostituire la marmaglia berlusconiana, sembra definitivamente naufragato.

Di certo, se Atene piange, Sparta non ride.

Pierluigi Bersani, fino a poche settimane fa, parlava da premier in pectore.

Aveva sondaggi meravigliosi, delle primarie con cui si era tolto il marchio di gran burattinaio delle liste, un partito sostanzialmente unito verso la vittoria, dopo aver opportunamente sedato Renzi.

Ma, si sa, a sinistra non esistono vittorie comode e semplici.

E così, tra l’erosione di consenso alla sua coalizione (dovuta alla piccola emorragia di voti da sel a rivoluzione civile) e la rinnovata alleanza tra Berlusconi e la Lega, che gli impedirà di ottenere la maggioranza in Senato, ora il povero segretario PD si ritrova tra l’incudine e il martello, tra la probabilissima necessità di trattare con i montiani (chissà fino a che livello) e l’alleato “sinistro”, Nichi Vendola, che spingerà sempre di più affinchè vengano rispettati i punti fondamentali stabiliti al momento della nascita di Italia, bene comune.

In tutto questo, nel PD sta per iniziare la corsa per sostituire Bersani sulla poltrona di segretario.
I giovani turchi, nelle cui vene scorre sangue socialdemocratico e keynesiano, con il grande risultato ottenuto alle primarie sembrano poter lanciare un’OPA sulla segreteria.

Di certo, se uno di loro prendesse le redini del partito, si potrebbe assistere ad un decisivo spostamento dell’asse politico del PD verso sinistra, verso un’identità definitiva di partito socialdemocratico.
E qui, probabilmente, entrerebbe in gioco anche SEL, pronta a far parte del nuovo progetto a fronte dell’abbandono di liberali e popolari.

Ma, anche qui, avrà grande importanza il carattere delle trattative tra PD e centristi, che potrebbe ricalibrare la  linea del partito verso il centro.
Intanto, si aspetta l’esito delle urne.
Come d’altronde aspetta SEL, chiamata a recuperare più voti possibili da Rivoluzione Civile.
Sotto quest’aspetto, grande importanza potrebbe avere il voto utile, che nel 2008 condannò la Sinistra Arcobaleno e portò in paradiso l’Italia dei Valori.
Proprio sul fronte del voto utile si sta quindi concentrando la sfida con la neonata lista guidata da Ingroia.
Di certo questa non si presenta come un inno alla coerenza, accogliendo al proprio interno anime molto diverse tra loro, da quelle comuniste a quelle liberali, da quelle giustizialiste e molto vicine ai sindacati di polizia a quelle movimentiste.
Un agglomerato che Ingroia sta facendo non poca fatica a tenere unito, ma che di certo rappresenta un’alternativa più che appetibile per l’elettorato di sinistra, piuttosto deluso dal PD e quindi restio al voto anche verso Vendola.

I partiti che lo sostengono di certo hanno trovato in lui una figura molto forte, pulita, quindi capace di togliere voti anche al Movimento 5 Stelle e di riportarli in Parlamento dopo 5 anni di grande sofferenza, anche economica.
La forte impronta “civica” data alla lista non fa comunque felici i militanti, soprattutto quelli di Rifondazione e Comunisti Italiani.
Di certo molti avrebbero gradito di più un’alleanza comunista, magari incentrata sul comitato No Debito promosso da Cremaschi e che aveva visto avvicinarsi anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica, oltre all’USB.
E magari lo stesso Cremaschi avrebbe potuto guidare questa lista fortemente comunista e di certo più omogenea dal punto di vista ideologico.
Ma tant’è, sarebbe stato un progetto realizzabile a condizione dell’abbandono di Idv e Verdi, come forse anche del PdCI (che, ricordiamo, aveva anche fatto campagna per Vendola e Bersani alle primarie), ma soprattutto sarebbe stato un progetto molto meno forte a livello elettorale.

In chiusura, non posso non parlare del Movimento 5 Stelle.
Vera sorpresa delle amministrative del 2012, il M5S ha avuto picchi di consenso straordinari, tali quasi da superare il PD e da scrivere la parola fine alla storia del PdL.
E invece probabilmente si dovranno accontentare di una percentuale (comunque altissima) compresa tra il 10 ed il 15%, che gli garantirebbe una forte rappresentanza parlamentare.
Ma non dimentichiamo che i problemi, per Grillo, sono iniziati proprio quando il Movimento è entrato nei consigli comunali e regionali, dove sono nate figure come Favia e Salsi.
Sarà quindi arduo compito del comico genovese e del fido Casaleggio tenere unita la compagine parlamentare dei suoi.
Pena, l’implosione del Movimento.

Disturbo Bipolare

Ho sempre sostenuto che il Bipolarismo fosse un grosso male per l’Italia, in questo articolo proverò a dare qualche argomentazione.

Il Bipolarismo è un sistema politico che vede la contrapposizione di due blocchi politici distinti, due coalizioni che si fronteggiano per il governo del Paese. Già partendo da questo dato è intuibile come questo fenomeno politico sia realmente inopportuno per la scena politica italiana, queste elezioni ne sono la conferma.

Il Bipolarismo in Italia ha contribuito a costruire calderoni politici di vario tipo, lo si vede nella sinistra italiana, dove il sistema di dominio dovuto al “disturbo bipolare” riesce a snaturare ideologicamente grandi partiti di massa costruendo un “Partito Guida” in cui c’è  una strana coesistenza tra moderati e riformisti, tra ex comunisti e socialdemocratici. Il problema di fondo del bipolarismo, appunto, è che sottrae le identità ai partiti, inserendoli in un calderone senza profilo politico senza storia e cultura, ecco, infatti, come si passa dalla vecchia struttura alla nuova: Centrodestra – Centrosinistra, stare fuori dalle due coalizioni significa praticamente rinunciare alla rappresentanza parlamentare.

Negli ultimi vent’anni queste due coalizioni si sono sfidate per il governo del Paese, vent’anni di berlusconismo, vent’anni di populismo e demagogia, che io attribuisco proprio al bipolarismo. Infatti, il Partito nell’epoca del bipolarismo tende a diventare, come già detto, un calderone, che favorisce il qualunquismo politico e riduce lo spessore politico delle proprie dirigenze. Nell’era del bipolarismo l’importante è vincere, anche con giravolte e programmi infiniti, anche riuscendo a mettere d’accordo fascisti e liberali, anche riuscendo a mettere d’accordo comunisti e democristiani.

Detto questo, mi sembra chiaro che non bisogna sottovalutare le conseguenze dell’introduzione di un sistema elettorale che tende esplicitamente ad eliminare la presenza di formazioni politiche che si propongono come alternativa, per una convergenza verso il centro conservatore che costituisce la vera caratteristica dei sistemi bipolari, laddove il termine “centro” sta a significare la condivisione delle compatibilità politiche del sistema, tanto sul piano interno, quanto su quello internazionale. Da questo punto di vista, la vicenda italiana è assolutamente emblematica. E queste elezioni ne sono, di nuovo, la conferma. Il bipolarismo si basa sull’idea di una democrazia fondata sulla governabilità, non sulla rappresentanza politica. Questa governabilità si otterrebbe attraverso lo snaturamento delle forze politiche raggruppandole in due coalizioni, giocando sull’alternanza di due poli, oggi coincidenti con un partito progressista e uno conservatore o con una coalizione in cui comunque solitamente è presente un partito più grande che svolge il ruolo di guida. Così facendo si eliminano, soprattutto con le apposite soglie di sbarramento ed i richiami al voto utile, formazioni che rappresentano interessi particolari o difficilmente omologabili con l’idea del calderone politico.

Le prossime elezioni vedranno di fatto la non presenza del bipolarismo, infatti, oltre all’anomalia tutta italiana nel ritenere bipolarismo un centro destra ed un centro sinistra più un centro che si allea con l’uno o con l’altro, avremo sostanzialmente più poli: Il polo del pdl, il polo montiano, il polo del pd, il polo della sinistra con Rivoluzione Civile ed infine Beppe Grillo. Finito? Il bipolarismo è morto? Assolutamente no e ne vedremo delle belle appena dopo le elezioni.

Ho l’idea che sia arrivato il tempo di cominciare una discussione profonda sulla legge elettorale e sul bipolarismo. Intanto provo a gettare questa pietra nel mare.

Luca Mullanu

 

 

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Buoni propositi per il 2013

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Una sintetica lista di buoni propositi per il 2013 da darei ai futuri politici che siederanno in Parlamento, l’autore, pienamente consapevole del fatto che questa lista anche se venisse letta, sarebbe bellamente ignorata, ben sapendo che sta scrivendo qualcosa di inutile, la scrive lo stesso per suo sommo diletto. Ecco 20 punti, non dico fondamentali ma sono quelli che mi son venuti in mente pensando ai partiti e ai movimenti:

1)Mandare in Parlamento gente in grado di intendere e di volere, il PDL ad esempio può anche evitare di mandare vecchiettini un po’ stanchi e affaticati.

2)Mandare in Parlamento gente con un po’ di cultura o almeno in grado di parlare fluentemente l’italiano, i grandi show della Lega Nord – Padania.

3)Mandare in Parlamento gente con una base di cultura filosofica perchè come direbbe Platone, la filosofia in politica è fondamentale, altrimenti tanto vale tenerci tutti i tecnici che abbiamo avuto al governo, questo un po’ per tutti ma soprattutto per il Movimento 5 Stelle.

4)I parlamentari grillini guardino meno i post su LoSai o su Byoblu o su siti complottari vari ma leggano Socrate, Platone, Kant, Smith, Ricardo, Marx, Nietzsche e quant’altro possa essergli utile quando dovranno decidere cose serie tipo i nostri destini.

5)Astenersi dal Parlamento i condannati per corruzione, concussione, associazione a delinquere et similia.

6)Stare uniti e non cadere nel leaderismo alla Di Pietro, questo per Rivoluzione Civile.

7)Diventare di sinistra che Vendola forse un po’ vi aiuta, questo per il Partito Democratico.

8)Riporre il manganello, questo per la destra in generale.

9)Meno protagonismo e riflettere se davvero sia bello che nel XXI secolo si parli ancora di radici cristiane e di “quando c’era la DC si stava meglio”, questo per il centro.

10)Tagliarsi gli stipendi.

11)Scoprire che esiste l’Unione Europea e che questa Unione fa leggi da un po’ di anni e ne stiamo già violando un bel po’ e abbiamo un listino di multe salate da pagare grazie ai precedenti governi.

12)Fare qualcosa per i diritti umani che non sia “aiutiamoli a casa loro” perchè a casa loro magari li fucilano appena arrivati.

13)Evitare di vendere anche il Parlamento agli imprenditori pur di privatizzare lo stato, io purtroppo il novello dirigente industriale che andrà a gestire scuole, ospedali eccetera se saranno privatizzate non lo posso eleggere, fate un po’ voi.

14)Usare un po’ di più la propria testa e informarsi di più usando fonti a 360°, questo per tutte le basi dei vari partiti e movimenti.

15)Scoprire che esiste un modello economico alternativo al capitalismo e che questo modello non è affatto vecchio e stantio visto che finchè esisterà il capitalismo esisterà anch’esso, ovvero il comunismo marxista.

16)Il mestiere del giornalista è dire la verità, al massimo massimo dare un opinione.

17)La tecnologia non è tutto, puoi fare il fighetto col pc finchè vuoi ma ricordati che non tutti possono permettersi un computer e quindi col voto universalmente online non risolvi tutti i problemi e c’è gente che, come me, un tizio vorrebbe anche ogni tanto vederlo di persona almeno su un palco piuttosto che vederlo su youtube, per il Movimento 5 Stelle.

18)Tagliare e regolamentare in maniera severissima i finanziamenti a partiti e giornali, non eliminarli sennò ripeto, io il dirigente di industria che controlla il partito non lo posso votare.

19)Togliere alla polizia certi fumogeni cancerogeni vietati da diverse leggi e evitare possibilmente di permettere a certi agenti zelanti di spararli dalle finestre dei ministeri.

20)Non sperare nel futuro, lavorare nel presente affinchè questo paese cambi, iniziando intanto dal dare un lavoro, leggersi l’articolo 1 della Costituzione.

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