11 settembre, il giorno della “libertà”

Riflettevo, oggi, sul significato dell’11 settembre. Mi sono aiutato con Wikipedia, lo ammetto, per scremare una lista di eventi accaduti l’11 settembre nella storia.

9 – Si conclude dopo tre giorni la battaglia della foresta di Teutoburgo, una delle più gravi sconfitte subite dai Romani, che bloccò il loro tentativo di espansione in Germania.
1297 – Battaglia di Stirling Bridge – Gli scozzesi di William Wallace sconfiggono gli inglesi.
1683 – Battaglia di Vienna: Giovanni Sobieski libera Vienna dall’assedio turco e ferma per sempre l’avanzata ottomana in Europa.
1906 – Il Mahatma Gandhi durante una protesta all’Empire Theatre of Varieties di Johannesburg, adotta per la prima volta la sua metodologia della satyagraha, una nuova parola coniata a seguito di un concorso su Indian opinion, chiamando i suoi compagni a sfidare la nuova legge e a subire le punizioni previste, senza ricorrere alla violenza.
1926 – Fallito tentativo di assassinio di Benito Mussolini.
1973 – Cile: golpe militare di Augusto Pinochet rovescia il governo, il presidente Salvador Allende muore durante le ultime fasi di assalto al palazzo presidenziale
1997 – La Scozia vota per ristabilire il proprio Parlamento, dopo 290 anni di unione con l’Inghilterra e nel 700º anniversario della Battaglia di Stirling Bridge.

AllendeHo trovato un magnifico trait d’union nella parola libertà. E come potrebbe essere altrimenti?
Anno 9, i Germani mantengono la propria libertà dai Romani, esattamente come nel 1297 gli scozzesi la mantengono dagli inglesi.
Un’altra libertà, quella della civiltà europea e del cristianesimo, è quella difesa a Vienna nel 1683 contro gli ottomani. La difesa della libertà di avere un’identità propria e ben definita, se volete.
Il cammino della libertà indiana dal giogo dell’Impero britannico inizia nel 1906 con Mohandas Karamchand Gandhi.
La libertà del popolo italiano dalla dittatura fascista conosce quello che probabilmente sarà l’ultimo atto di aperta ribellione al Duce fino a quel 25 luglio 1943.
La libertà del popolo cileno e la sovranità della nazione cilena cessano nell’omicidio per volontà statunitense di Salvador Allende, l’11 settembre 1973.
E la progressiva liberazione della Scozia inizia nel 1997 e culminerà con il referendum sull’indipendenza nell’autunno 2014. Sarebbe suggestivo il voto giovedì 11 settembre, no?

Poi, certo, c’è l’altro 11 settembre, quello che tutti abbiamo visto in diretta TV, distraendoci dai cartoni animati, dai compiti estivi, dal lavoro per entrare in contatto diretto con una realtà che improvvisamente non era più quella che avevamo conosciuto dopo il crollo del Muro.
Certo, 3000 vittime innocenti sono sempre 3000 vite spezzate, 3000 famiglie distrutte per sempre, però non bisogna mai dimenticare cosa ne seguì.
Per la cosiddetta “difesa della libertà degli Stati Uniti d’America (e del mondo occidentale, aggiungo io)” a 3000 morti civili si rispose con le guerre in Afghanistan ed Iraq, violando la libertà di quei popoli. Lungi da me fingere che non siano esistiti i crimini dei talebani o di Saddam Hussein, ma con le occupazioni americane la libertà delle popolazioni afghane ed irachene è rimasta agli stessi livelli di prima, cioè scomparsa.
Ed è guerra per il dominio quella post 11 settembre, esattamente come quella degli invasori inglesi contro gli scozzesi, esattamente come quella degli invasori ottomani contro l’Austria.
Ed è in “difesa della libertà americana di sottomettere il Sudamerica” che l’11 settembre del 1973 viene ucciso Salvador Allende.
Ed è contro la “libertà britannica di dominare il mondo” che l’11 settembre del 1906 Mohandas Karamchand Gandhi si ribella con la non-violenza.

Era tutta libertà. Solo che non tutta la libertà si è rivelata buona.

L’Italia è troppo abituata a certi discorsi della Santa Sede.

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Dal vostro corrispondente (temporaneo) a Brighton, East Sussex, UK

Sono in Inghilterra da quattro giorni, una cultura e una terra assai diversa dalla nostra, guidano dal lato sbagliato, fate un po’ voi. Tra le tante differenze vi sono anche certi rapporti tra media e Chiesa (Cattolica). Un ottimo spacco di tale situazione mi e’ stato fornito leggendo sull’ “Independent” un interessante articolo il quale descriveva lo scandalo creato dalle dichiarazioni di un cardinale scozzese, tale Keith O’ Brien. Monsignor O’ Brien ha infatti attaccato duramente i matrimoni gay e l’aborto definendo i primi una nuova schiavitù per gli uomini (allora devono esserci parecchi negrieri in giro) e definendo poi ogni aborto come “avente un impatto pari a due stragi di Dunblane”. Per chi non lo sapesse la strage di Dunblane fu un tragico evento avvenuto nel 1996 in Scozia nel quale un uomo armato fino ai denti entrò in una scuola elementare uccidendo sedici bambini e un insegnante per poi suicidarsi. Già questo evidenzia lo stile del cardinale, è ormai un grande classico della politica e società quello di indurre la gente a compiere o non compiere determinate azioni usando non argomentazioni solide ma paura e questo senza bisogno di usare il manganello, basta solo avere le giuste TV e abilità nel tessere melodrammi su tragedie concrete (vedere la faccia tosta di Bush strumentalizzatore dell’11 settembre, ora mezzo mondo è xenofobo contro gli “arabi”, siano essi islamici o meno). Ma il punto centrale della storia è questo, la sorFile:Keith Cardinal O'Brien Coat of Arms.svgpresa del giornalista nel fatto che i discorsi di tale membro dell’alto clero scozzese, pronunziati ad una cena in onore della sua nomina a cardinale presso la Santa Sede, hanno avuto simpatie e approvazioni da parte della Curia Romana. A parte il fatto che nessun giornale italiano ha scritto di ciò, vorrei vedere quanti giornali italiani farebbero due pagine con tanto di foto gigante del suddetto parlando di “scandalo” su dichiarazioni simili, penso pochi. E il fatto che per gli inglesi sia sorprendente che tesi medioevali come quelle di O’ Brien siano accettate e anche appoggiate (ovviamente informalmente, parliamo di indiscrezioni provenienti dal Vaticano ma non certo poco attendibili) da Roma conferma che noi italiani siamo troppo abituati a certe sparate antiprogressiste e spesso e volentieri le appoggiamo, solo perché la nonna che vota DC non ci prepara le lasagne se non lo facciamo o perché semplicemente non abbiamo mai passato due minuti della nostra vita a rifletterci su. Se proprio non avete voglia di pensarci, dato che viviamo in un mondo dominato da un sistema economico capitalista basato sul denaro, abbiate la compiacenza di devolvere l’8×1000 ad Amnesty International o associazioni simili aspettando che la Chiesa divenga un po’ aperta.

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