Che brutta campagna elettorale

Italia sì, Italia no“Certo che questa è la campagna elettorale più brutta degli ultimi anni”.

Sì certo, questa frase sta entrando lentamente nel novero dei “luoghi comuni” più diffusi, accanto a grandi classici come “non esistono più le mezze stagioni” o “quanto si stava meglio quando si stava peggio”, ma questa campagna per le elezioni del 2013 sta davvero assumendo un profilo sempre più contorto e fosco.

E questo, lasciatemelo dire, anche perchè le forze in campo sembrano avere progetti poco chiari, anzitutto riguardo il proprio destino.

All’atto pratico, tutti i partiti e le liste in campo sono in uno stato di totale precarietà e hanno davanti un futuro che, in gran parte, dipenderà dall’esito delle stesse consultazioni.

Anzitutto è in bilico il futuro del protagonista indiscusso di questi ultimi 20 anni; Silvio Berlusconi ha di fronte la definitiva prova di forza della sua figura politica.

Mai come questa volta l’apparato del centrodestra si sta aggrappando alla sua immagine per evitare il tracollo e, ipotesi non trascurabile, causare il disastro altrui.

Non ho mai riconosciuto le capacità oratorie di Berlusconi,  non l’ho mai considerato un personaggio di grande carisma nè un grande statista; anzi, ho sempre pensato che tutto quello che rappresentava aveva dietro una macchinazione ed una copertura, un artificio, una falsità.

Ho sempre detestato il modello di società che proponeva e la bassezza morale del suo profilo culturale, che ha portato molti a rimpiangere anni non certo felici come quelli della Prima Repubblica.

Berlusconi però non muore mai.

Anche grazie al suo incredibile peso mediatico, insostenibile per una qualsiasi democrazia credibile, in queste settimane si sta facendo strada nel cuore di coloro che aveva deluso tra minorenni, escort e Tarantini vari.

Coloro che stavano pensando di stare a casa il 24 ed il 25 febbraio, oppure (e non sono affatto pochi) di dare fiducia ai visi puliti (ma non comunisti!) del Movimento 5 stelle.

E così, tra un’intervista al limite della pornografia con Barbara D’Urso (molto seguita dalle massaie) e una sfida senza vincitori con Santoro e Travaglio (che vista la debolezza della loro esibizione si sono beccati più di una maledizione), l’imputato Berlusconi sta recuperando punti su punti nei sondaggi, causando non poche preoccupazioni in casa PD.
Di certo, se c’era una minima speranza di rinnovamento della classe dirigente del centrodestra, con questa clamorosa cavalcata di Berlusconi è stata definitvamente rimossa.

E questo anche grazie al vero “uomo che non ti aspetti” di questi ultimi mesi, ovvero Roberto Maroni.
Grande epuratore del cerchio magico, uomo con la scopa in mano, era diventato uno dei critici più severi di Berlusconi, seguito a ruota dagli scudieri Tosi e Salvini.

Non pochi avevano coltivato l’illusione della nascita di una forza veramente distaccata da Roma e che si facesse fustigatrice dei “ladroni” del Parlamento; ma, ancora una volta, la purezza leghista è annegata nella fame di poltrone, oltre che nell’eccessiva fiducia riposta dagli stessi leghisti nel loro partito.
In nome delle elezioni lombarde, Maroni ha così stretto il cosiddetto patto con il diavolo, pur continuando (con dichiarazioni al limite del comico) a prenderne le distanze, dimenticando in un sol giorno tutti gli attacchi che la sua base ha per mesi rivolto al Cavaliere, soprattutto sulle frequenze di Radio Padania.
Ma tant’è, il Pirellone val bene un’amnesia.

E dire che Berlusconi ha dovuto allargare di molto il bacino ideologico della sua campagna, spaziando dalle posizioni più moderate (necessarie per tenersi cari i cattolici e i filomontiani) a quelle più antieuropeiste e populiste (dovute anche ai pessimi rapporti con i leader del PPE).
Proprio in virtù di questo cerchiobottismo, il Partito Popolare Europeo ha tolto l’ormai decennale (e immotivata) fiducia a Berlusconi e si è gettato, anche con una certa passione, tra le braccia di Mario Monti.

La prima cosa che mi viene in mente quando penso a Monti è “ma chi glielo fa fare?”.
Non voglio sembrare complottista, ma secondo me, sulla scelta “politica” di Monti ha influito molto la sesta campagna dello stesso Berlusconi.
Questa ha implicato la “chiamata alle armi” giunta a Monti da parte del PPE in primis e, in secondo luogo, dai centristi italiani.
E proprio qui entra il gioco la scelta del Professore; niente gli avrebbe vietato di tenersi sulle sue e, magari, ritagliarsi un posto da successore di Napolitano.
Qui però sono intervenuti sia un certo senso di disagio per ciò che avveniva nel PD (dove, apparetentemente, i socialdemocratici e giovani turchi stanno avendo la meglio sui liberal a lui più vicini), sia un certo rimorso per i limiti posti dal PdL alla sua azione di governo.
E di qui la “salita” in campo, alla guida di una coalizione quanto meno discutibile, per cercare di influenzare il più possibile le sorti del futuro governo.
Di certo, bisognerà vedere se sarà lui a condurre le trattative con la futura maggioranza, o vecchie volpi della politica come Casini.
Resta comunque il fatto che il progetto di un polo popolare alternativo alla sinistra e che sapesse sostituire la marmaglia berlusconiana, sembra definitivamente naufragato.

Di certo, se Atene piange, Sparta non ride.

Pierluigi Bersani, fino a poche settimane fa, parlava da premier in pectore.

Aveva sondaggi meravigliosi, delle primarie con cui si era tolto il marchio di gran burattinaio delle liste, un partito sostanzialmente unito verso la vittoria, dopo aver opportunamente sedato Renzi.

Ma, si sa, a sinistra non esistono vittorie comode e semplici.

E così, tra l’erosione di consenso alla sua coalizione (dovuta alla piccola emorragia di voti da sel a rivoluzione civile) e la rinnovata alleanza tra Berlusconi e la Lega, che gli impedirà di ottenere la maggioranza in Senato, ora il povero segretario PD si ritrova tra l’incudine e il martello, tra la probabilissima necessità di trattare con i montiani (chissà fino a che livello) e l’alleato “sinistro”, Nichi Vendola, che spingerà sempre di più affinchè vengano rispettati i punti fondamentali stabiliti al momento della nascita di Italia, bene comune.

In tutto questo, nel PD sta per iniziare la corsa per sostituire Bersani sulla poltrona di segretario.
I giovani turchi, nelle cui vene scorre sangue socialdemocratico e keynesiano, con il grande risultato ottenuto alle primarie sembrano poter lanciare un’OPA sulla segreteria.

Di certo, se uno di loro prendesse le redini del partito, si potrebbe assistere ad un decisivo spostamento dell’asse politico del PD verso sinistra, verso un’identità definitiva di partito socialdemocratico.
E qui, probabilmente, entrerebbe in gioco anche SEL, pronta a far parte del nuovo progetto a fronte dell’abbandono di liberali e popolari.

Ma, anche qui, avrà grande importanza il carattere delle trattative tra PD e centristi, che potrebbe ricalibrare la  linea del partito verso il centro.
Intanto, si aspetta l’esito delle urne.
Come d’altronde aspetta SEL, chiamata a recuperare più voti possibili da Rivoluzione Civile.
Sotto quest’aspetto, grande importanza potrebbe avere il voto utile, che nel 2008 condannò la Sinistra Arcobaleno e portò in paradiso l’Italia dei Valori.
Proprio sul fronte del voto utile si sta quindi concentrando la sfida con la neonata lista guidata da Ingroia.
Di certo questa non si presenta come un inno alla coerenza, accogliendo al proprio interno anime molto diverse tra loro, da quelle comuniste a quelle liberali, da quelle giustizialiste e molto vicine ai sindacati di polizia a quelle movimentiste.
Un agglomerato che Ingroia sta facendo non poca fatica a tenere unito, ma che di certo rappresenta un’alternativa più che appetibile per l’elettorato di sinistra, piuttosto deluso dal PD e quindi restio al voto anche verso Vendola.

I partiti che lo sostengono di certo hanno trovato in lui una figura molto forte, pulita, quindi capace di togliere voti anche al Movimento 5 Stelle e di riportarli in Parlamento dopo 5 anni di grande sofferenza, anche economica.
La forte impronta “civica” data alla lista non fa comunque felici i militanti, soprattutto quelli di Rifondazione e Comunisti Italiani.
Di certo molti avrebbero gradito di più un’alleanza comunista, magari incentrata sul comitato No Debito promosso da Cremaschi e che aveva visto avvicinarsi anche Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica, oltre all’USB.
E magari lo stesso Cremaschi avrebbe potuto guidare questa lista fortemente comunista e di certo più omogenea dal punto di vista ideologico.
Ma tant’è, sarebbe stato un progetto realizzabile a condizione dell’abbandono di Idv e Verdi, come forse anche del PdCI (che, ricordiamo, aveva anche fatto campagna per Vendola e Bersani alle primarie), ma soprattutto sarebbe stato un progetto molto meno forte a livello elettorale.

In chiusura, non posso non parlare del Movimento 5 Stelle.
Vera sorpresa delle amministrative del 2012, il M5S ha avuto picchi di consenso straordinari, tali quasi da superare il PD e da scrivere la parola fine alla storia del PdL.
E invece probabilmente si dovranno accontentare di una percentuale (comunque altissima) compresa tra il 10 ed il 15%, che gli garantirebbe una forte rappresentanza parlamentare.
Ma non dimentichiamo che i problemi, per Grillo, sono iniziati proprio quando il Movimento è entrato nei consigli comunali e regionali, dove sono nate figure come Favia e Salsi.
Sarà quindi arduo compito del comico genovese e del fido Casaleggio tenere unita la compagine parlamentare dei suoi.
Pena, l’implosione del Movimento.

Ipocrisia grillina

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Articolo tratto dal blog di Beppe Grillo a cui non ho potuto resistere dal commentare.

Chi grida “Forza Grillo!“, come una volta si gridava “Viva Zapata o Pancho Villa” non ha capito che è lui e solo lui l’artefice di un possibile cambiamento (di fatti Zapata e soprattutto Pancho erano sì stimati e ammirati ma non vi era alcun culto della personalità simil Stalin o Silvio, pertanto hai sbagliato esempio tesoro. Guardando poi l’M5S che ha come sito principale il blog di BEPPE GRILLO, sul simbolo il nome di BEPPE GRILLO che è intestato a BEPPE GRILLO e il fatto che BEPPE GRILLO debba approvare ogni candidato non incentiva sicuramente all’ognuno vale uno). Non deve votare per il MoVimento 5 Stelle, ma per sé stesso e se non rischierà nulla, se farà il guardone della politica nell’attesa di un nuovo vincitore, l’Italia rimarrà il Paese pietrificato degli ultimi 150 anni. E lui, come cittadino, non conterà mai uno, ma zero, il numero che contraddistingue chi resta alla finestra, chi non si impegna per la società in cui vive (il casino siamo buoni a farlo tutti, la rivoluzione sono buoni a farla in pochi e richiede programmi politici e scopi precisi, che voi non avete, detto in parole povere).
In Italia, come disse Ennio Flaiano, si accorre sempre in soccorso del vincitore, qui milioni di fascisti divennero democristiani e comunisti nel giro di una notte di aprile, nel 1945 a guerra perduta (balle, i fascisti andarono all’MSI o molti vennero interdetti dalla vita politica, sì vi erano alcuni DC fasci ma comunisti ex fasci mai sentiti). E’ un Paese senza colpe, che non processa mai sé stesso, che ha persino vinto la Seconda Guerra Mondiale dopo l’otto settembre, ma che senza l’intervento degli Alleati avrebbe oggi statue al duce in ogni piazza d’Italia (a parte il fatto che diversi prigionieri sovietici avrebbero collaborato con le forze di Resistenza e che comunque gli alleati ci hanno dato un grande aiuto ma da com’è scritto qui sembra che la Resistenza italiana non abbia mai contato un cazzo e che gli italiani se ne stessero lì a grattarsi i cosidetti e a leccare i piedi agli americani, dove lo mettiamo il CLN eccetera allora?). Che bombarda la Libia di Gheddafi subito dopo aver firmato un trattato di pace. Un Paese femmina, che ama l’uomo forte, si chiami Craxi, Berlusconi o Mussolini, ma che lo appende per i piedi alla prima tempesta (prima tempesta, cazzo il primo si era scoperto che fosse totalmente corrotto, il secondo dopo un bel po’ di tempeste lo abbiamo tirato giù e il terzo solo dopo averlo catturato, altro che prima tempesta, non si può dire allora che gli italiani siano dotati di stomaco forte per aver sopportato 20 anni di berlusconismo). Una penisola di particolarismi, di familismi, di favori dati e ricevuti, di consorterie, di massonerie e mafie. Un cerchio magico formato da chi vive di Potere e da coloro che sopravvivono con le briciole che gli vengono lanciate sotto il tavolo. Milioni di persone partecipano al banchetto dello Stato da decenni, come a un ristorante che fornisce pasti gratis.
L’italiano vive in Italia da turista, come se fosse all’estero, come se la strada in cui abita, la città in cui è nato, lo Stato non gli appartenessero (parla per te). Vive in un mondo a parte, con indifferenza, talvolta con la spocchia dell’osservatore che non si mette mai in gioco (non è che insultando gente a caso incentivi alla partecipazione politica, incentivi solo a urlare slogan in piazza senza capire un cazzo di idee). Crede ai miracoli, che in questo strano Paese talvolta avvengono, e confida nella Divina Provvidenza mentre critica ferocemente le Istituzioni seduto in poltrona quando ascolta i talk show delle solite facce, a cui delega la sua vita, e dei soliti vuoti ritornelli che nessuno canta più. Questo Paese ha digerito tutto, dalle leggi razziali, al fascismo, alla P2, ai patti tra lo Stato e la mafia, alle stragi, alle morti dei suoi eroi da Borsellino ad Ambrosoli. Ha lo stomaco di un anaconda che digerisce un coccodrillo. Nessuno lo può aiutare, niente lo può cambiare, nulla lo può salvare, se prima non cambia sé stesso (E come? Ritornando alle democrazie ateniesi? Marx si sta rivoltando nella tomba).

Nicole Minetti, l’ultimo sogno erotico?

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“È Nicole Minetti il sogno erotico degli italiani, per questo ce l’ha fatta” ha decretato ieri Corona in un servizio di Piazzapulita sugli “orfani di Berlusconi”.

Eh già perché papà Silvio ha lasciato un sacco di orfani nella via, e in molti ormai hanno perso le speranze ora che, pur non essendo morto, non è più potente e fortunato come un tempo, nella politica come nel far soldi. Ma lei ce l’ha fatta, ha preso la carrozza quando era in tempo: un giorno, ormai vicino come il vitalizio al quale a breve avrà diritto, potrà affermare che ne è valsa la pena di succhiare qualche uccello importante. Ma non sempre va così, anzi quasi mai, e quella marea di giovani ragazze dal bell’aspetto e dal cervello in pappa, per colpa di chissà quanti motivi, cresciuta in un paese ipocrita, bigotto di giorno e pervertito di notte, vede sfumare il sogno di una carriera da velina, gieffina o letterina con il crollo del meraviglioso mondo dell’Olgettina, di Lele Mora, di villa Certosa e del Papi.

In tempi di crisi persino la prostituzione, di qualsiasi livello e classe, ha dei cali nei profitti e solo chi s’è riuscita a sposare il cliente solitamente ha la certezza di non doversi più affannare come le altre. In tante sognano di diventare come la Minetti, in tanti sognano una donna come lei, ancora oggi, oggi più di prima, mentre lei che sognava di diventare ministra come la sua rivale Mara Carfagna, si ritrova improvvisamente nel posto più ambìto di quella piramide umana del cosiddetto snow business che sembra aver eliminato, almeno temporaneamente, la politica dai posti più alti del potere. Ma anche la televisione, e persino Mediaset, dice Corona, è in crisi e taglia, non crea, non cerca più queste artiste del bel culo. Persino l’italiano medio comincia ad avere insofferenza di fronte agli ennesimi, sempre uguali, siparietti trash del pomeriggio mediaset, delle presentatrici ignoranti che si truccano da giornaliste e dei vari reality show.

“Il GF era tanto disprezzato” afferma nel suddetto servizio una molto importante sconosciuta: “ma è durato 12 anni”. L’anno scorso però il crack è stato definitivo, e questo possiamo sicuramente interpretarlo come un buon segno per noi. Dispiace per tutti quei ragazzi e quelle ragazze che, finito il periodo delle vacche grasse, dovranno tornare nelle loro vite normali al quale ormai si erano disabituate. Dispiace perché in poche, e in pochi, si rassegneranno e gli spettacoli saranno indegni: come i film porno di Sara Tommasi, per fare un esempio. Dispiace perché in questa grande parentesi Berlusconiana che pare chiusa (ma sempre con riserva), la nostra società, e in particolar modo la generazione della quale bene o male faccio parte, hanno subito una ferita che lascerà cicatrici profonde.

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Generazione 1994, una devastazione.

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Scrivo questo articolo in piena notte, vorrei raccontare un’esperienza autobiografica capitatami circa quattro o cinque ore fa.
Ebbene, poche ore fa mi recai a una festa di compleanno di due miei compagni di classe presso un baretto vicino al centro di Parma. Venuto a sapere l’altro ieri di tale festa di compleanno, decisi di non curarmi della mia persona per recarmi all’evento, mi spiego: mi sono tenuto la barba che non mi radevo da due settimane, mi sono tenuto i Dr. Martens che avevo usato il giorno prima e non mi sono messo alcuna giacca o camicia come avevo fatto in altre feste in passato. Appena arrivato nessuno si lamenta del mio status, sto comunque bene anche se sono uno dei meno eleganti ma si sa, la mia opinione su queste cose è orientante sul “chissenefrega”. Comincio a seguire le discussioni degli invitati alla festa, sino a quando non sento una cosa che mi inquieta, un mio amico e compagno di classe, che conosco ormai da dodici anni, ha cominciato a prendere steroidi per accrescere i propri muscoli, è mai possibile che un diciottenne possa arrivare a questo solo per fare il figo?

I miei compagni di classe sono tutti dei ’94 e ciò si sente, mai sentiti parlare di politica, mai sentiti parlare di società, edonisti fino al midollo e portati ad una sorte di protagonismo ogni tanto, bravi ragazzi dopo tutto, fino a quando non gli parli degli immigrati e sanno descriverti mille modi da Germania Nazista per eliminarli…

Cosa alquanto strana è che molti più vecchi di me dicono “le generazioni dal ’94 in poi sono andate tutte a quel paese perchè riminchionite dalla TV berlusconiana e dai partiti leaderisti che non fanno riflettere”, eppure ho potuto dialogare per più di due ore di politica solo una settimana fa con un ’95 per niente rincoglionito. Egli ha fatto un eccellente paragone relativo alla politica in Italia, l’assemblea di classe di una scuola superiore può essere specchio a livello di piccola comunità del dibattito politico nazionale, non so in passato ma nulla è mai stato fatto sia nella sua classe sia nella mia di produttivo a livello di assemblea di classe, tranne organizzare spostamenti di verifiche e decidere i posti in classe per non parlare del caos più totale durante le assemblee con insulti e proteste che volano da un capo all’altro manco fossimo… In Parlamento, per l’appunto.

Stranamente interessante è l’ora di religione in cui l’insegnante, al contrario dei soliti squallidi democristi o dei peggiori nullafacenti, ci stimola a dibattiti di carattere sociale. Questo può essere definito specchio delle realtà locali, una realtà locale in cui solo io e forse altre due persone ci opponiamo a tesi maschiliste, razziali o quant’altro generate dai nostri compagni, i quali ripeto, di politica non ne masticano fino a quando non si parla di Bossi, di Bunga Bunga o di pericolo rosso.

Questi paragrafi non hanno obbligatoriamente un segno di continuità, sono volti a catapultare il lettore in situazioni diverse relative ai giovani e quindi potrete uscirne un po’ rincoglioniti dopo che li avrete letti, appunto l’effetto voluto da un membro di una generazione rincoglionita per colpa di abiette persone che senza scrupoli hanno manovrato giovani menti, distorto le più nobili ideologie e soffocato qualsiasi dibattito politico.

Spero in un recupero di questi giovani per instillare in loro l’interesse verso il bene del paese. Io mi sto impegnando ma dovrebbero impegnarsi soprattutto i rappresentanti delle istituzioni, la classe politica italiana si renda conto che facendo i propri porci comodi dà il cattivo esempio ai giovani, idem per quanto riguarda molti cittadini, date l’esempio anche nelle piccole cose, io non mi considero certo perfetto, ho moltissimi difetti ma non quello di disinteressarmi alla cosa pubblica, l’edonismo lasciamolo a casa.

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Riflessioni al telefono

Leggendo un editoriale comparso oggi su Linkiesta circa la questione delle telefonate di Napolitano, ho ritenuto di fare qualche riflessione del tutto personale, da semplice allievo di Zagrebelsky e non da giornalista tuttologo e/o polemizzante.
Siccome credo che la vicenda sia chiara ai più, evito di ripeterla e passo al dunque.

Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Napolitano e Mancino si telefonano. Quella telefonata, mi chiedo, rientrava nelle funzioni del Presidente della Repubblica?

Art. 87.

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere.

Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

Può concedere grazia e commutare le pene.

Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Costituzione alla mano, non essendo Nicola Mancino un componente del Governo, lo escluderei. Dunque, quella telefonata è una telefonata tra privati. Entra allora in gioco un altro articolo della Costituzione.

Art. 15.

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Va però considerato anche che, data la carica di Giorgio Napolitano, è plausibile che i telefoni del Quirinale siano sottoposti a periodiche intercettazioni al fine di evitare i casi di “alto tradimento o attentato alla Costituzione” previsti dall’articolo 90.

Quelle ricostruzioni che vengono abbozzate da Panorama, Di Pietro e altri – ammesso che siano vere – parlano di giudizi sul pool di Palermo, su Di Pietro e su Berlusconi. Passino gli ultimi due, ma per le prime abbiamo l’anormalità che siano pronunciate da colui che allora era Presidente della Camera, ed ora è anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo che dovrebbe garantire l’indipendenza della magistratura dalla politica, e che può disporre sanzioni disciplinari e trasferimenti dei magistrati stessi.
Ora, senza voler lanciare accuse precoci, ma è come se il mio datore di lavoro parlando con un quadro dicesse che non gli piace quello che faccio. Io, una volta venuto a saperlo, mi sentirei quantomeno in odore di trasferimento, se consapevole di essere il primo ad essere tagliato in caso di esubero del personale.
Il fatto che il commento sia stato fatto nei confronti di chi indaga sulle stragi di Capaci e via D’Amelio e sulla trattativa Stato-mafia lascia sorgere più di un sospetto.

Se la Corte Costituzionale, come previsto da Zagrebelsky, darà ragione a Napolitano nel conflitto sollevato con la Procura di Palermo, cosa vorrà dire? Che il Quirinale non sarà più intercettabile. Che il Presidente della Repubblica, chiunque esso sia, Napolitano ora ed il suo successore tra pochi mesi, potrà dire al telefono quello che vuole, con la sicurezza di una sentenza della Consulta a garantirgli l’intoccabilità, in barba all’articolo 90.
Personalmente, rabbrividisco all’idea di un Berlusconi al Colle. Ciò rappresenterebbe per lui un’impunibilità certa fino all’età di 84 anni, mese più mese meno.

Ma l’altra cosa che mi preoccupa è un altro articolo della Costituzione, il 24.

Art. 24.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Chi tutela l’interesse legittimo del cittadino italiano a sapere chi c’è dietro la morte di Falcone e Borsellino, se c’è stata – e io credo che ci sia stata – la trattativa tra Stato e mafia, eventualmente che prezzo abbiamo dovuto pagare – e stiamo ancora pagando – per la fine delle stragi?
Di certo, non questo Presidente della Repubblica.

Mi chiedo, a questo punto: signor Napolitano, non sta compiendo un attentato alla Costituzione?

Non sono Stato io.

Non siete Stato voi che
trascinate la nazione dentro il buio
ma vi divertite a fare i luminari.

Non siete Stato
voi che rimboccate le bandiere sulle
bare per addormentare ogni senso di
colpa.

Non siete Stato voi che
brindate con il sangue di chi tenta
di far luce sulle vostre vite oscure.

Non siete
Stato voi, servi, che avete noleggiato
costumi da sovrani con soldi immeritati,
siete
voi confratelli di una loggia che poggia
sul valore dei privilegiati
come voi
che i mafiosi li chiamate eroi e che
il corrotto lo chiamate pio
e ciascuno
di voi, implicato in ogni sorta di
reato fissa il magistrato e poi giura
su Dio:
“Non sono stato io”.

Non trovo parole migliori di quelle di CapaRezza per introdurre qualche pensiero sulla vicenda che coinvolge il Quirinale nell’ambito delle (presunte) trattative Stato-mafia intorno al 1992.

Sì, la mafia, quella che qualche stronzo di un senatore dice che non esiste, quella che quei rappresentanti dello Stato accettano, quella che ha ucciso e isola chi la combatte.
Perché Marcello Dell’Utri, noto come “lo stalliere”, accusato e condannato (poi assolto) per reati di mafia, un vero ed autentico mafioso (lo dicono le sentenze, non io), ha detto ironizzando – forse non troppo – che è lui il colpevole della morte di Paolo Borsellino, anzi lui e Berlusconi.
E non che risulti incredibile. Un tentato estortore e calunniatore con concorso esterno in associazione mafiosa (queste le accuse) e frodatore fiscale (per ammissione con il patteggiamento), negli ambienti mafiosi dalla fine degli anni ’60, perfetto tramite tra Cosa Nostra ed un imprenditore edile-televisivo con qualche problema con la giustizia, sarebbe il personaggio perfetto per avere un ruolo chiave nell’omicidio di Borsellino.

Sarò malpensante io, ma se vado a vedere gli anni 1992-1993… Presidenti della Camera Nilde Iotti-ScalfaroNapolitano, Presidenti della Repubblica CossigaScalfaro, Presidente del Senato Spadolini, Presidenti del Consiglio AndreottiAmato-Ciampi. Qualcuno di loro sa qualcosa, sicuramente. Sicuramente anche qualcuno tra gli ex ministri Martelli, Mancino ed altre figure che si sono ripetute in quei governi.
Fa bene Ingroia ad indagare, a cercare di fare luce su avvenimenti che probabilmente resteranno senza una risposta “ufficiale” così come piazza Fontana, Brescia, Ustica, Bologna. Quello che mi viene da pensare è che si stia cercando di difendere in tutti i modi, conflitto di attribuzione incluso, un gruppo di potere trasversale, che oggi si trova senza dubbio almeno nella cosiddetta “coalizione Monti” e che dagli accordi con la mafia trae forza elettorale e legittimazione attraverso il voto. D’altronde, ci sono “mafiosi” a governare regioni (Lombardo e Bassolino), in Parlamento (Dell’Utri su tutti), e noi continuiamo a votarli.

Anche in Cosa Nostra sono cambiate solo le facce, da Riina a Provenzano a Messina Denaro, ma la sostanza di connubio con parti dello Stato è ancora quella, intatta, da decenni.

Alla fine di questi pensieri, che cosa ne ho ricavato? Che da troppo tempo abbiamo personaggi – sempre gli stessi – che ci dicono “Non sono stato io”. È vero, signori miei: non siete Stato, voi.

Rotta di collisione PD.

Ho immaginato, dopo aver letto dell’assemblea nazionale del PD, come sarebbe potuta andare, tenendo conto delle tante contraddizioni che ci sono in quel partito. La mia mente ha elaborato uno scenario surreale ed ironico, sostanzialmente però più veritiero di quanto si vede normalmente.

Ho immaginato il responsabile economico del PD, Stefano Fassina, che ha ancora il coraggio di dire qualcosa di sinistra, con il Capitale di Marx tra le mani che cerca di far capire a Pietro Ichino che si sbaglia su tutta la linea e che il giuslavorista a sua volta legge a Stefano passi dei libri di Boeri sul mercato del lavoro, come se fosse il nuovo testamento, mentre tra le mani ha il progetto della Flexsecurity ed in tasca il santino di Marchionne.

 

Improvvisamente Pierluigi Bersani scende dall’alto con un alone d’oro e comincia a smacchiare i famosi giaguari, poi riesce a dire qualcosa, ma non lo ascolta nessuno e tutti alle sue parole si girano con fare indifferente. Il povero Segretario resta solo, non c’è più la disciplina di una volta, quella del PCI, sconfortato apre il cellulare che come sfondo ha la foto di Casini, viene folgorato e comincia ad urlare: Patto con i moderati! Patto con i moderati! Patto con i moderati! Fassina, alla parola “moderati”, chiama la Neuro.


In un lato del tavolo della Presidenza Rosi Bindi con un rosario prende a schiaffi Paola Concia, urlandole: Esci da questo corpo, Satanasso omosessuale! La Concia, arrabbiata, cerca di vendicarsi lanciandole addosso un reggiseno (retaggio culturale sessantottino), accusandola di essere una democristiana cattolica, per altro brutta, una culona inchiavabile, il giovine Ivan Scalfarotto assiste ridendo.


I bambini Renzi e Civati cominciano a litigare su chi deve mangiare l’ultimo plasmon rimasto ed ordinano 2 biberon con latte caldo, poi il sindaco di Firenze comincia a biascicare le sue prime parole da neonato dal palco e rivendica la sua intenzione di portare avanti la rottamazione dell’auto di plastica acquistata al Toy Center, perché così, in cambio, gli daranno un giocattolo di Goku Supersayan di quarto livello, per combattere, nel caso di invasione, Majin Berlusconi.


In fondo a tutto troviamo un personaggio scuro in volto, è Veltroni con un cappello da Safari, sembra abbia finalmente preparato le valigie per andarsene in Africa.

 

Nel bel mezzo del tavolo della Presidenza infine, troviamo il vecchio D’Alema, che guarda tutta la scena infastidito, da buon borghese qual è non può sopportare questo caos nel suo partito, ma visto che è orario di aperitivo si fa portare delle tartine al caviale ed uno spritz. Dopo aver consumato e lanciato un mocassino in testa a Fassina che rivendicava la forza del socialismo va via per una festa sul suo Yacht.

 

Di certo sarebbe stata un’assemblea molto divertente se fosse andata così. Ma invece non c’è nulla da ridere e ci troviamo un partito completamente diviso che rischia l’implosione a causa delle troppe anime e delle troppe correnti. L’esperimento Partito Democratico potrebbe definirsi concluso e fallito, non riesce a proporre nulla, un partito immobile che segue l’austerità in maniera cieca e anche se cerca di incidere nelle decisioni del governo, lo fa in maniera sbagliata sostenendo la macelleria sociale di Monti. Grazie all’atteggiamento del PD sta tornando sulla scena Silvio Berlusconi. E poi ricominceremo con l’antiberlusconismo. Un film già visto. Un film fallimentare. Proprio come il progetto PD.

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