Buoni propositi per il 2013

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Una sintetica lista di buoni propositi per il 2013 da darei ai futuri politici che siederanno in Parlamento, l’autore, pienamente consapevole del fatto che questa lista anche se venisse letta, sarebbe bellamente ignorata, ben sapendo che sta scrivendo qualcosa di inutile, la scrive lo stesso per suo sommo diletto. Ecco 20 punti, non dico fondamentali ma sono quelli che mi son venuti in mente pensando ai partiti e ai movimenti:

1)Mandare in Parlamento gente in grado di intendere e di volere, il PDL ad esempio può anche evitare di mandare vecchiettini un po’ stanchi e affaticati.

2)Mandare in Parlamento gente con un po’ di cultura o almeno in grado di parlare fluentemente l’italiano, i grandi show della Lega Nord – Padania.

3)Mandare in Parlamento gente con una base di cultura filosofica perchè come direbbe Platone, la filosofia in politica è fondamentale, altrimenti tanto vale tenerci tutti i tecnici che abbiamo avuto al governo, questo un po’ per tutti ma soprattutto per il Movimento 5 Stelle.

4)I parlamentari grillini guardino meno i post su LoSai o su Byoblu o su siti complottari vari ma leggano Socrate, Platone, Kant, Smith, Ricardo, Marx, Nietzsche e quant’altro possa essergli utile quando dovranno decidere cose serie tipo i nostri destini.

5)Astenersi dal Parlamento i condannati per corruzione, concussione, associazione a delinquere et similia.

6)Stare uniti e non cadere nel leaderismo alla Di Pietro, questo per Rivoluzione Civile.

7)Diventare di sinistra che Vendola forse un po’ vi aiuta, questo per il Partito Democratico.

8)Riporre il manganello, questo per la destra in generale.

9)Meno protagonismo e riflettere se davvero sia bello che nel XXI secolo si parli ancora di radici cristiane e di “quando c’era la DC si stava meglio”, questo per il centro.

10)Tagliarsi gli stipendi.

11)Scoprire che esiste l’Unione Europea e che questa Unione fa leggi da un po’ di anni e ne stiamo già violando un bel po’ e abbiamo un listino di multe salate da pagare grazie ai precedenti governi.

12)Fare qualcosa per i diritti umani che non sia “aiutiamoli a casa loro” perchè a casa loro magari li fucilano appena arrivati.

13)Evitare di vendere anche il Parlamento agli imprenditori pur di privatizzare lo stato, io purtroppo il novello dirigente industriale che andrà a gestire scuole, ospedali eccetera se saranno privatizzate non lo posso eleggere, fate un po’ voi.

14)Usare un po’ di più la propria testa e informarsi di più usando fonti a 360°, questo per tutte le basi dei vari partiti e movimenti.

15)Scoprire che esiste un modello economico alternativo al capitalismo e che questo modello non è affatto vecchio e stantio visto che finchè esisterà il capitalismo esisterà anch’esso, ovvero il comunismo marxista.

16)Il mestiere del giornalista è dire la verità, al massimo massimo dare un opinione.

17)La tecnologia non è tutto, puoi fare il fighetto col pc finchè vuoi ma ricordati che non tutti possono permettersi un computer e quindi col voto universalmente online non risolvi tutti i problemi e c’è gente che, come me, un tizio vorrebbe anche ogni tanto vederlo di persona almeno su un palco piuttosto che vederlo su youtube, per il Movimento 5 Stelle.

18)Tagliare e regolamentare in maniera severissima i finanziamenti a partiti e giornali, non eliminarli sennò ripeto, io il dirigente di industria che controlla il partito non lo posso votare.

19)Togliere alla polizia certi fumogeni cancerogeni vietati da diverse leggi e evitare possibilmente di permettere a certi agenti zelanti di spararli dalle finestre dei ministeri.

20)Non sperare nel futuro, lavorare nel presente affinchè questo paese cambi, iniziando intanto dal dare un lavoro, leggersi l’articolo 1 della Costituzione.

Otto mesi

12 novembre 2011

Quel giorno, o meglio quella sera, abbiamo sperato che qualcosa cambiasse davvero, e che cambiasse in meglio. Come dimenticare le immagini di una piazza del Quirinale gremita, a cantare ed a scandire cori, e nelle altre piazze d’Italia gente a brindare “alla caduta del Nano?”
Certo, l’ho fatto anch’io. Cosa speravo? Che ci fossimo liberati finalmente di un modello di degrado culturale e morale, che la si smettesse di lasciare che il Paese andasse incontro alla rovina sociale ed economica, oltre che di speranza e fiducia nel futuro, che lo stesso futuro diventasse più roseo per tutti, per noi giovani e per chi ci ha preceduto. Che partisse un rinnovamento completo, in politica e fuori, nelle università baronali ad esempio. Che non fossimo più derisi a livello internazionale. Che si parlasse di cose serie, non di quante troie si incula Berlusconi (perdonatemi l’eufemismo).

16 luglio 2012

Sono passati otto mesi e quattro giorni da quella sera di speranza, e cosa è cambiato?
Il governo è passato da una destra incompetente ed impresentabile ad una destra poco competente (la differenza è sottile) e poco presentabile. Da Berlusconi e Monti cambiano infatti la serietà (dal burlesque alla sobrietà estrema) ed il prestigio personale (da macchietta a rispettato professore), ma non i contenuti essenziali riscontrabili in un neoliberismo sfrenato. Non potrebbe essere altrimenti, d’altronde: ci si è solo liberati, a livello di partiti, degli obblighi di coalizione e delle posizioni forzate. Il PdL è rimasto quello di sempre, con l’assenza del prode Silvio come frontman in luogo di un peggiore Alfano; la Lega non è più costretta a dover accettare i voleri dei berluscani per restare al governo; l’UDC può riprendere il consueto ruolo di “puttana politica” pur potendosi mostrare, nonostante percentuali non eccelse, quasi come un partito “vergine”; l’IdV mantiene la costante della contestazione al governo, sia esso di Monti o di Berlusconi; il PD, invece, per “non voler vincere contro i cadaveri” e per la deriva liberaldemocristiana che sta prevalendo al suo interno, appoggia costantemente (pur se con qualche riserva “mediatica” ma non sostanziale) i peggiori scempi di questo governo e continua però a volersi definire “di centrosinistra”.

Continua la distruzione del welfare state da parte di economisti banchieri (Fornero), continua la distruzione dell’istruzione pubblica da parte di rettori legati a partiti e industrie (Profumo), continua a non arrivare un piano efficace per il rilancio delle imprese in difficoltà (Passera e Monti), continua a non esserci lavoro per i giovani, ma nemmeno per i 35enni cassintegrati o precari.
Continuiamo ad essere in emergenza. Forse abbiamo solo preso – e perso – tempo, rimanendo nelle stesse condizioni di un anno fa mentre gli altri intorno a noi vanno avanti.

Il golpe strisciante, ovvero la modifica della Costituzione

Inizia tutto il 17 aprile 2012, o meglio il 17 aprile è la data in cui il primo colpo alla Costituzione si concretizza.

Il pareggio di bilancio entra infatti nella nostra Carta in quel giorno di primavera, dopo il ciclo delle doppie approvazioni: 30 novembre 2011 alla Camera, 15 dicembre 2011 al Senato, 6 marzo 2012 alla Camera ed infine l’ultimo passaggio al Senato il 17 aprile 2012.
Esso è incluso nella Legge costituzionale n. 1 del 20 aprile 2012 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 23 aprile 2012.

Tutto regolare, per carità: PD, PdL e Terzo Polo (o, se preferite, UDC, FLI, ApI), con la partecipazione di MpA, PT e MRN (la triade fondamentale del “Popolo dei quaquaraquà”) hanno approvato con la maggioranza dei due terzi, con i canonici 3 mesi tra una deliberazione e l’altra dello stesso ramo del Parlamento.

Cosa vuol dire il pareggio di bilancio? Sostanzialmente, che né lo Stato, né gli enti locali (Comuni, Regioni, Province) potranno spendere più di quanto incassano. Il guaio è che molti Comuni sono già di per sé in deficit, dunque dovranno ridurre la spesa, effettuando una politica di tagli che va a colpire in primo luogo i servizi pubblici ed assistenziali, e di conseguenza le classi sociali più in difficoltà: poveri, anziani, giovani famiglie, disoccupati, cassaintegrati, chi è in attesa di una casa popolare, chi è in graduatoria per un posto per i figli negli asili comunali.
Il tutto avviene, come si specifica nel testo, “in conformità alle disposizioni dell’Unione Europea”.  Una sostanziale perdita di sovranità nazionale, specialmente sui temi economici. Di fatto, non siamo più liberi di spendere quanto vogliamo, come vogliamo, e ciò va a colpire precipuamente gli eventuali investimenti sulla crescita.

Sono interessanti, perché andranno a modificare l’impalcatura dello Stato repubblicano italiano ed a squilibrare l’equilibrio tra i poteri, saggiamente pensato dai padri costituenti, alcuni disegni all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato:

  •      S. 3183
    Sen. Fistarol Maurizio
    Modifiche al titolo V della Parte II della Costituzione in materia di istituzione del Senato federale della Repubblica, composizione della Camera dei deputati, del Senato federale della Repubblica, del Governo e dei Consigli regionali, nonché in materia di accorpamento delle regioni, di popolazione dei comuni e di soppressione delle province
    1 marzo 2012: Presentato al Senato
    In corso di esame in commissione
  • S. 3204
    Sen. Calderoli Roberto ed altri.
    Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l’istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo
    15 marzo 2012: Presentato al Senato
    In corso di esame in commissione
  • S. 3210
    Sen. Ramponi Luigi ed altri.
    Modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di presenza delle donne nel Parlamento
    20 marzo 2012: Presentato al Senato
    In corso di esame in commissione
  • S. 3252
    Sen. Ceccanti Stefano ed altri.
    Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo, alla forma di governo e alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni
    11 aprile 2012: Presentato al Senato
    In corso di esame in commissione

Riassumendo, con essi si vuole rafforzare il peso del Capo del Governo, accorciare il procedimento legislativo, e diminuire il potere di controllo del Parlamento sull’operato del Governo, fino al punto da rendere la sfiducia quasi impossibile. In particolare la riforma attribuisce un controllo di fatto del Governo sull’agenda del Parlamento e consente al Capo del Governo di intimidire la Camera che dovesse votargli la sfiducia, provocandone lo scioglimento.

Come ricorda Domenico Gallo su MicroMega:

“Facendo le debite proporzioni, questo progetto di riforma assomiglia alla riforma con cui fu modificato lo Statuto Albertino (attraverso la legge 24/12/1925 n. 2263) per consentire al Capo del Governo dell’epoca, l’on. Benito Mussolini, di avere una funzione di preminenza sul Parlamento.
Anche allora si invocava la stessa esigenza che viene perorata dai riformatori attuali: rafforzare il Governo per rendere più efficiente la sua azione.
Sappiamo com’è andata a finire!”

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