La Repubblica d’Orbàn.

L’11 Marzo 2013 A. Tarquini scrive su La Repubblica che Viktor Orbàn, Presidente del Consiglio Ungherese, è riuscito a far apportare 7 sostanziali modifiche alla Costituzione tali da “aver fatto tramontare i valori liberali e democratici del Vecchio Continente”.

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Viktor Orbàn non è nuovo a subire attacchi da parte della stampa dell’Europa dell’Ovest (e dell’Est).
È un personaggio controverso, perché sostanzialmente la sua carriera politica si sintetizza così: uno studente come tanti che sfugge al comunismo andando a studiare all’estero. Alla caduta del Muro torna in patria da progressista liberale, il suo partito toppa ai pronostici, allora si reinventa popolare europeo, prima va al governo, poi perde le elezioni. A quel punto le crisi congiunte di economia e politica (il partito Socialista va ai minimi storici in termini di consenso perché come da tradizione “s’erano magnati tutto”) gli consegnano un paese in cerca di un Messia.
Lui cambia la Costituzione una volta, e poi un’altra; sostanzialmente diminuisce l’influenza diretta (ed indiretta) della magistratura e dei mass media nelle elezioni, e parallelamente opera una restaurazione formale di simboli e sentimenti della vecchia cattolicissima Monarchia. Fatto buffo: Orbàn è cresciuto in una famiglia protestante, non ha mai annunciato conversioni al cattolicesimo.
A quel punto stringe un patto di ferro coi fascisti ed inizia una timida retorica anti-europeista.

Insomma, è un tizio che gode della doppia investitura, del Popolo e di Dio.
Comprensibile che stia un po’ sulle scatole ai tecnocrati dell’UE, mai veramente preoccupati di dover rendere del loro operato né al Popolo, né a Dio.

In questo articolo prenderemo in analisi solo i 7 punti evidenziati da Tarquini, cercando di svelare come un giornalista può enfatizzare un fatto al fine di costruire una grossa notizia.
Ammetteremo per semplicità anche che Tarquini abbia riportato la pura ed evidente verità, e che dunque non esistano chiavi di lettura differenti delle modifiche alla Costituzione.

1-In futuro la Corte costituzionale potrà esaminare cambiamenti della Costituzione solo da un punto di vista formale, non sui contenuti. E inoltre i giudici supremi non potranno più richiamarsi a loro sentenze sul Diritto costituzionale ed europeo emesse prima dell’entrata in vigore della Costituzione voluta dal partito di Orbàn e varata nel gennaio 2012, anche in quel caso senza dialogo con gli altri partiti e senza tener conto di critiche e riserve dei partner europei. “E’ la vendetta di Orbàn contro la consulta”, dicono i socialisti. La Corte costituzionale in effetti aveva respinto proprio leggi liberticide che ora Orbàn trasforma col voto parlamentare di oggi in dettame costituzionale.

La Corte Costituzionale deve essenzialmente dare pareri formali. Quello è il suo compito primario. Comunque è vero che la Corte Costituzionale usa un metro interpretativo che deve essere spiegato al pubblico. Nel fare ciò, accade che si evidenziano delle motivazioni eterodosse che però sono ammesse in virtù di un principio di sostanzialità della sentenza. Non è comunque previsto che la Corte possa dare giudizi politici, giudizi sulla politica o, ancora peggio, abusare del proprio potere al fine di porre in essere risoluzioni di tipo esecutivo.
Pensateci: la Corte Costituzionale è quel “Guardiano che non è guardato da nessuno”, ha sempre l’ultima parola, e, paradossalmente, se la Corte Costituzionale ponesse in atto una forma di colpo di Stato, non esisterebbe sul serio un singolo organo preposto alla difesa istituzionale.
Che inoltre la Corte non possa rifarsi alle sentenze precedenti all’entrata in vigore delle modifiche, è un atto politico ma non scevro dalla ratio fondamentale del Diritto: le sentenze europee sono ammesse nel diritto nazionale solo se ciò è previsto dalla Costituzione stessa.
E si, è una chiara vendetta contro la Consulta, che mette sempre i bastoni tra le ruote ai riformisti.

Poi non capisco una cosa. Ma se la coalizione Orbàn – Conservatori – Nazionalisti – Protezionisti – Fascisti gode del 75% dei consensi in Parlamento, che senso avrebbe chiedere il parere dell’opposizione? Facciano un po quel che pare loro, mica li guida Bersani…

2-La libertà di espressione e di opinione potrà essere limitata se ferirà una non meglio definita “dignità della nazione ungherese”.

Una legge liberticida, pericolosa ma non nuova. Dall’alba dei tempi i sovrani giustificano il silenzio come prevenzione all’offesa. Una società più è libera, più è una società che tollera le offese (di ogni tipo).

3. Gli studenti saranno obbligati, dopo la laurea, a restare in Ungheria per un periodo almeno lungo come il corso di laurea, e in alcuni casi fino a dieci anni, e sarà loro vietato di cercare lavoro all’estero. Se violeranno tale norma dovranno ripagare le spese degli studi superiori.

So che sembra una cattiveria ed in effetti lo è. Ma è una cattiveria statalista, e forse – dico forse, perché non conosco la situazione magiara così a fondo – necessaria.
Mi riferisco al fatto che in molti paesi del Terzo Mondo sono in atto simili disposizioni. Per questi paesi mantenere un sistema Universitario è più un costo sociale, che una risorsa, nonostante tutto, quindi si cerca di rientrare coi costi come si può.
Badate bene la tecnica del giornalista, che “gonfia” la notizia utilizzando termini come “obbligo” e “vietato”, salvo riservare alla sola proposizione finale che queste forme di restrizioni concretamente si traducono in un semplice (per quanto oneroso, certo) sovrapprezzo del servizio.

4. I senzatetto non potranno trattenersi e dormire in spazio pubblico, se lo faranno saranno punibili dal diritto penale.

So che suona strano, ma esistono diverse leggi nel mondo sui senza tetto, mosse da moventi piuttosto disparati. In linea di massima vale il principio che non si dovrebbe fare del suolo pubblico la propria abitazione. Ma del resto, vale il principio più economico che etico per cui nessuna Legge può sconfiggere un uomo che non ha – letteralmente – niente da perdere.
Per dare un giudizio completo sarebbe necessario conoscere anche che tipo di misure assistenziali sono e saranno presenti nel paesi per ridurre la soglia dei senzatetto, quindi il giudizio in merito rimane in sospensione.
Da notare l’imperizia del giornalista che sembra aver tralasciato considerazioni del genere.

5. Dibattiti elettorali saranno vietati su radio e tv private, le ultime indipendenti e già combattute dal regime con taglio di frequenze e pressing per brutali tagli della pubblicità.

Quel genere di cosa che l’elettore medio del PD chiede al Signore ogni 10:30 di sera, subito dopo essersi lavato i denti, e subito prima di essersi infilato sotto le coperte.
Ma nel nostro caso, Orbàn non si trova di fronte un Berlusconi, quindi rimane una legge liberticida senza mezzi termini.

6. Coppie non sposate, senza figli o omosessuali non potranno avere la definizione di famiglia, e non avranno gli stessi diritti e agevolazioni della famiglia eterosessuale ufficialmente sposata e con figli.

Apparentemente scandaloso.
Non fosse che vale in medesimo per la Costituzione Italiana.
Ergo, di che stiamo parlando?

7. Il vecchio partito comunista (da cui è scaturito come altrove al centro-est europeo il Partito socialista, alleato all’Europarlamento di Spd, Pd, Ps francese o New Labour) è definito organizzazione criminale. Processi politici contro oppositori sono dunque teoricamente possibili con pretesti costituzionali.

Apparentemente scandaloso.
Non fosse che vale il medesimo per la Costituzione Italiana (nei confronti del Fascismo) e Tedesca (nei confronti del Partito Comunista della Germania Est e chiaramente del Nazismo).
Ergo, davvero, di che stiamo parlando, Tarquini?
Notate bene la locuzione impropria “processi politici” quando sul profilo tecnico ci troveremmo di fronte a “crimini contro l’umanità” o qualcosa del genere.
Potete obiettare di essere in disaccordo sulla sostanza dei crimini perpetrati dal comunismo ungherese, ma formalmente non è una disposizione differente da quelle contro gli altri regimi europei del ‘900.

In definitiva, che pensare di Orbàn?

La storia di Orbàn mi ricorda molto quella di Berlusconi, ma vista allo specchio.
Berlusconi è un ex socialista che s’è vestito da liberale, è stato sulle scatole all’Unione Europea ed è stato calciorotato dopo 20 anni di presenza sulla scena.
Orbàn è un ex liberale che s’è vestito da Grande Inquisitore, sta sulle scatole all’unione Europea e sarà calciorotato tra un paio d’anni.

Se da questa storia dobbiamo prendere un saggio insegnamento di tipo morale, è questo:

Cari amici socialisti e non, ricordatevi che se quando sarete al governo ruberete troppo più della media europea, allora qualche giornalista alla ricerca del successo personale vi sgamerà, dunque sorgerà un movimento dal basso che presto raggiungerà la maggioranza dei consensi ed inizierà a fare casini mediatici e diplomatici.

Ah, poi l’articolo dice che la situazione economica dell’Ungheria fa schifo; ma basta guardare il Fiorino.
Teniamone conto quando andremo a votare per l’uscita dall’Euro, ok?

C’era una volta il fuori sede sgomberato

Torino, 30 ottobre 2012

09:22, via Accademia Albertina
Aspettando il bus alla fermata mando un messaggio: “Ci sei per colazione? Ci vediamo dai cinesi tra 5 minuti, ok?”. Sono appena uscito dall’ospedale, ho fatto un prelievo e mancano 40 minuti all’inizio delle lezioni.

09:25, via Rossini
Penso a che freddo faccia oggi. E penso anche che nonostante l’ora questo 68 sia ben pieno. Tanti studenti, come me. Qualcuno è sceso all’Accademia, qualcuno andrà verso Palazzo Nuovo, qualcuno scenderà con me per andare verso il campus Einaudi. Tutto nella solita monotonia, nella solita tranquillità, nella solita noia.

09:31, corso Regina Margherita angolo via Rossini
“Ehi ciao! Visto a New York che roba? 12 morti! E poi questo in Sicilia? Gay, comunista e cattolico: le ha tutte!” – esordisce la mia amica leggendo La Stampa. Io butto l’occhio sulla Gazzetta, per quanto non me ne importi poi così tanto. – “Mi sono giusto visto 2 minuti di webcam da Times Square verso mezzanotte… Non mi piace molto vedermi certe cose in diretta, e poi avevo anche un po’ sonno.”

09:31, 400 metri più a sud, via Rossini angolo via Verdi
Sgombero della polizia nella Verdi 15 Occupata. Circa 40 agenti in tenuta antisommossa, arrivati su sette blindati, fanno irruzione nella residenza occupata, cogliendo di sorpresa i numerosi studenti che da più di un anno avevano dato il via all’occupazione. Gli studenti e le studentesse che si trovano in questo momento all’interno della residenza –circa 80- vengono portati di peso al piano terra della struttura e si procede alla loro identificazione. Le vie adiacenti alla residenza universitaria sono completamente militarizzate e bloccate al traffico.

10:45, via Rossini angolo via Verdi
Fuori dalla Verdi 15 si sono radunati numerosi studenti, allertati dal tam-tam via SMS e via Radio BlackOut. La Celere, schierata in modo compatto nell’incrocio, carica in via Rossini.

11:45, corso Regina Margherita angolo via Rossini
“Mi accompagni fino a Porta Nuova?” – chiede lei. “Dai, tanto ho tutto il tempo che voglio.”

11:50, via Rossini angolo via Santa Giulia
“E ti pareva il 68 pieno… Andiamo a piedi?” – chiede ancora lei. “Aspetta, ma lì via Rossini è bloccata… Vediamo se possiamo passare o tagliamo da piazza Castello?” “Boh… Tanto abbiamo tempo.”
“Mi scusi, si può passare di qua?” – chiedo a una vigilessa – “No, nemmeno a piedi… Motivi di sicurezza.” – risponde lei. “Va bene, grazie… Fede, facciamo il giro largo e passiamo dalla Mole. Mi fa strano, e mi sembra di vedere delle camionette lassù.”

11:55, via Montebello angolo via Verdi
“Cazzo Fede, son 4 camionette coi celerini… Proviamo a chiedere?” “Vai tu?” “Vado io.” – e ci dirigiamo verso l’incrocio. La Celere è schierata in blocco. “Scusi, ma cosa succede?” “Manifestazione.” – risponde un celerino, dall’immancabile accento meridionale, come la stragrande maggioranza dei colleghi di reparto – “Ah, grazie.”
Torniamo sui nostri passi, alla ricerca di un mezzo che ci possa portare in stazione, e vediamo un vigile. “Sono deviati il 18 e il 68… C’è stato uno sgombero.” Tre versioni diverse in 10 minuti. “Certo che Torino mette paura…” “Manifestazione e sgombero… Ma qui? Quattro camionette lì non le hanno mai messe nemmeno per le manifestazioni serie, e sì che ogni tanto un pezzo di corteo si stacca e viene a fare il presidio qui davanti alla Rai…” “Ma cosa c’è lì?” “La Verdi 15, una residenza universitaria che hanno occupato almeno un anno fa… Tutto autogestito, c’è la residenza, l’aula studio, fanno incontri… Non hanno mai fatto niente di male ed è sempre aperta. Mi viene un dubbio… Fammi scrivere a un mio amico.”

12:05, via Po tra via San Massimo e via Rossini
“Muoviti Fede… Prendiamo il 61 che ci lascia lo stesso a Porta Nuova!” e saliamo sul bus. Dietro, ancora un tram. Il bus svolta in via Accademia Albertina, e durante la svolta vediamo altre 2 camionette a bloccare i portici di via Po all’angolo con via Rossini, e contemporaneamente un corteo arrivare da piazza Vittorio Veneto dietro uno striscione “Sgombero… Fascista… Bah. Dopo cerco di capirne di più, sono troppo curioso.” “Torino è strana. Ma strana forte.”

12:50 circa, piazza Castello angolo via Verdi
Sono tornato a piedi da Porta Nuova, non sapendo cosa abbia fatto il corteo. Ho sentito qualcuno che parlava di via Arsenale, dove ci sono tutte le banche. Io temo qualcosa in via Garibaldi o via Pietro Micca, con conseguente blocco dei mezzi pubblici. Ho ancora molto tempo da perdere, e una passeggiata non mi fa certo male. Certo però, poco prima del Rettorato, su via Verdi, vedo un’altra camionetta. Svolto su via Po, ed in corrispondenza di quella in via Verdi c’è un’altra camionetta a bloccare la via laterale.
Nel frattempo, nella direzione contraria alla mia avanza un corteo, che io stimo in 300 persone. Sembra che non se le siano prese, per una volta. Via Rossini è ancora bloccata e mi costringe al giro largo. Notevole però lo schieramento della Celere: hanno blindato tutta una zona e la controllano perfettamente, senza dover abbandonare nessuna posizione.

13:10, a 10 minuti di bus dal centro
Mi rendo conto di aver ricevuto un messaggio. “Sì, hanno sgombrato la Verdi 15 stamattina alle 10. Volevo andare ma non potevo saltare le lezioni. Com’è la situazione?” Bingo, i miei sospetti erano fondati. “Sembra che tutto vada bene, non ho visto manganellate… Appena arrivo a casa cerco su internet e guardo se al TGR dicono qualcosa, tanto ce l’avevano sotto la sede.”

14:00, casa mia
Leggo il primo resoconto di InfoAut che so essere sempre in prima linea, mentre aspetto il servizio che non ho sentito nei titoli. Bastardi, stai a vedere che fanno come al solito… No, stavolta la notizia c’è. E con tanto di video delle manganellate! Hanno caricato alla Verdi prima che passassimo noi, poi in piazza Castello qualche minuto dopo il mio passaggio… Che culo che ho avuto. Il tempo di ricaricare la pagina di InfoAut e leggo delle nuove cariche vicino al Comune.

Sono indignato, provo schifo, provo rabbia. So di non poter fare niente, se non diffondere la notizia.
Io ho romanzato fatti veri – i miei – intorno ad altri fatti veri – quelli dello sgombero – per cercare di rendere l’idea dello sbalordimento.

Tra le 9:30 e le 10 aveva inizio lo sgombero – richiesto dal presidente dell’EDISU (Ente regionale per il DIritto allo Studio Universitario) – della residenza universitaria Verdi 15 Occupata, alla quale facevano riferimento anche, seppur in via non ufficiale, alcune segreterie universitarie. La Verdi 15 era stata occupata in seguito ai tagli imposti dalla riforma Gelmini e dal governo regionale Cota all’EDISU, ente proprietario dell’edificio. Con la scusa di far entrare i ristrutturatori, il blitz ha lasciato senza una casa 80 studenti fuori sede. In 102 sono stati denunciati. Non sono mancati gli insulti da parte del capogruppo leghista al Consiglio Regionale ai ragazzi della Verdi 15.
Mi vergogno, sinceramente, di quello che succede nella mia città.

Bombing Review.

L’istruzione pubblica dopo aver conosciuto tre riforme, in ultima quella del Ministro Gelmini, riceve il colpo di grazia dal Ministro Profumo, ministro tecnico del governo Monti.


Nella Spending Review è stato inserito un nuovo comma che consente di sforare i limiti che costringeva gli atenei italiani a non prelevare dalle tasse studentesche una quota superiore al 20% del Fondo di Finanziamento Ordinario.

Così facendo il governo di fatto liberalizza le tasse universitarie. Infatti, grazie alle modifiche, non saranno più le tasse di tutti gli studenti a dover rimanere sotto il limite del 20%, ma solo quelle degli studenti italiani e comunitari in corso.

Ovvero sono esclusi del computo gli studenti stranieri e gli studenti fuoricorso. In questo modo questi studenti si vedranno aumentare a dismisura le tasse universitarie.

C’era davvero bisogno di andare a toccare l’istruzione pubblica già distrutta dai tagli del governo Berlusconi? Ed i soldi a disposizione, presi magari da un taglio drastico delle spese militari, non potevano essere investiti in una riforma del mondo della scuola e dell’università pubblica che ha bisogno di risorse per poter istruire al meglio ragazzi e ragazze che dovrebbero essere la prossima classe dirigente di questo Paese?

Una nota al margine:

L’Italia è attualmente impegnata in 71 programmi di armamento e riconfigurazione di sistemi d’arma che costano, da qui al 2026, oltre 3,5 miliardi di euro l’anno.

Cifra che non comprende i programmi più onerosi, come il tanto discusso acquisto degli F35, ora ridotti da 131 a 90 unità, per un costo superiore ai 10 miliardi di euro e Forza Nec, un programma relativo alla costituzione di quattro brigate (12 mila uomini) digitalizzate – con uomini dotati di visori e sensori altamente sofisticati – dal costo preventivato di 12 miliardi. Totale 25,5 miliardi di euro circa.

Una Bombing Review, visto e considerato che i tagli previsti sono di appena 1 miliardo di euro. Inutile taglio di un pozzo senza fondo.

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