Scontro tra bigottismi, tra rieducazione e Stato Etico

Campi di rieducazione

Sono a favore del riconoscimento della più alta gamma di diritti per le persone che ancora oggi si trovano in una situazione di disagio a causa delle proprie scelte, delle proprie idee o, in certi casi, della propria forma esteriore.
Ma trovo stucchevoli l’ipocrisia e il modo così disinvolto e volutamente caustico (e fine a se stesso) con il quale le persone – più o meno qualificate, più o meno acculturate, più o meno padrone dell’argomento – affrontano tali problematiche.
Mi preoccupo quando si vuole imporre un pensiero unico alla moltitudine, senza preoccuparsi di spiegarne le ragioni, magari le utilità, quando non ci si sforza neanche di scavare a fondo nel problema e si preferisce spargere un velo superficiale di stigma verso chi pone qualche obbiezione o ha qualche dubbio. Mi preoccupo perché se le persone cominciano a temere di parlar troppo o parlar male di qualcosa, cominceranno a odiare quel qualcosa. Grazie a questi atteggiamenti, secondo me, si è arrivati a sentire da personaggi di dubbia intelligenza l’accusa di lobbismo verso categorie che ancora oggi versano in una situazione di subalternità e disagio.
Una buona intenzione rischia di distruggere dialettica e si smette a priori di ricercare la migliore verità, per paura di essere definito omofobo, sessista, revisionista, antisemita. Si smette di ricercare la verità, si mette a tacere chi mette in dubbio, e si lascia il dubbio ai più spregiudicati, i più in mala fede, a quelli che nella controcorrente ci guadagnano e ci si sfamano.
Per esempio, ci si ritrova a scegliere tra chi ti sta già scrivendo “omofobo” sulla fronte se metti in dubbio l’utilità o la democraticità del recente boicottaggio alla Barilla, e chi si vende come voce fuori dal coro vaneggiando di lobby gay e omocrazie. Insomma non c’è più spazio al libero pensiero, ma solo ad un bi-pensiero veicolato: un gregge spaventato dall’idea di rimanere fuori per una parola sbagliata, nel gulag del sessismo o dell’omofobia, contro una schiera di deliranti complottisti che fanno a gara a chi la spara più grossa.
Caso limpido di ciò che ho appena descritto è il caso del signor Barilla che in un’intervista da Cruciani (strano no?) si sarebbe lasciato andare in dichiarazioni contrarie all’affermazione del diritto alla famiglia per gli omosessuali. Io la vedo diversamente da lui, ma si tratta davvero di dichiarazioni omofobe? No, secondo me è solo espressione di un pensiero liberamente espresso e, forse, anche di un tentativo (forse sconclusionato, forse oculato) di farsi pubblicità persino nell’intervista. Dire che Barilla si rivolge alla famiglia tradizionale, significa dire che Barilla vende, e vuole continuare a vendere, alle famiglie stabili, che a pranzo e a cena buttano la sua pasta nell’acqua bollente. Perché pretendere dal signor Barilla (che magari nella vita è un fervente attivista omofobo, ma più probabilmente è uno dei più grandi imprenditori italiani) una pubblicità “sociale”? Quando esisteranno famiglie stabili composte da coppie omosessuali, e queste verranno considerate normali, avremmo raggiunto un grado sicuramente più alto di civiltà. Allora la Barilla, e non solo, nelle sue pubblicità utilizzerà la famiglia considerata normale, indistintamente da quali che siano i sessi dei genitori. Non solo: probabilmente IKEA o Misura smetteranno di utilizzare il brand “anti-omofobia” per vendere i propri prodotti, e si butteranno su qualche altra idea furbamente filo-progressista per accaparrarsi quella fetta di pubblico che ritengono essere potenziali loro clienti.
Sul come ci si arriverà ad una società senza discriminazioni di genere, di sesso o di orientamento sessuale, io credo che il discorso sia decisamente più complesso e che la strada fin qui percorsa dalle associazioni attive in questo senso sia in gran parte sbagliata.
Leggevo nello stato di un mio amico, su facebook qualche giorno fa, che si parlava in modo leggero e inconsapevole di “rieducazione dell’omofobo”, dicitura tolta, a suo dire colpevolmente, dalla legge anti-omofobia in approvazione in parlamento. Io onestamente di fronte alla parola “rieducazione”, per quanto sia consapevole della sua presenza in costituzione, rabbrividisco. Penso a tutti quegli omosessuali, per esempio, che riempivano i carceri inglesi, i gulag sovietici, i campi nazisti, nell’attesa di essere “rieducati” e penso a quanto sia pericoloso e ironico che proprio oggi si parli di rieducazione di segno inverso. Un mio professore di diritto penale riecheggiava il film “Arancia meccanica” per dare un idea esaustiva di quello che non dovrebbe essere il carattere risocializzante della pena.
L’essenza stessa del reato d’omofobia, sbandierato da alcuni all’insegna della civiltà democratica e del progresso giuridico, è quella di un vero e proprio reato d’opinione, ovvero la punizione a fronte di un idea espressa, una deroga insomma alla libertà d’espressione stessa.
Sono estremi questi che, in assenza di una dialettica libera da timori reverenziali verso questo o quell’indiscusso valore, rischiano di essere sfiorati anche da persone preparate. Se poi il concetto stesso di cos’è omofobico e cosa non lo è diventa un concetto evanescente, il pericolo di stato etico diventa imminente. Un pericolo paradossale se causato e propagato da chi a parole di oppone contro il Vaticano e la morale cattolica e si scopre “diversamente bigotto” e intollerante.
E siccome la morale cattolica è dura a morire così come il pregiudizio omofobico diffuso – che anzi si riattizza di brace nuova di fronte a questo sentirsi minacciato – questa guerra serrata da bigottismi contrapposti (fastidiosi “radical-chic” da una parte, leghisti alla Buonanno dall’altra) non può che essere dannosa a quello che dovrebbe essere l’obiettivo finale: l’uguaglianza dei diritti.

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Si prega sempre quando è tardi.

Così cantavano I Corvi, rocchetti degli anni ’60 dimenticati dal tempo.

Questo è l’ennesimo articolo sul Papa e sulla Chiesa. Ne abbiamo avuto uno del collega Mullanu che attaccava alcune dichiarazioni del Pontefice Francesco (poi rivelatasi una bufala), ed un’altro del vaticanista che risponde all’identità di “Sisto VI”, cattolico tradizionalista.
Si dice che il 98% dei maltesi sia cattolico. Penso di non potermi sottrarmi a questa statistica.

In verità, questo articolo voleva essere una recensione del libro “Gesù ed i Saldi di Fine Stagione” (provocante, eh?) di Bruno Ballardini, e lo sarà, ma mi riserverò di incentivare alcuni passi salienti di quest’opera.

Ho scoperto il Dott. Ballardini con quest’opera. È un filosofo, esperto di marketing e comunicazione.
Mi è parso di capire dalla lettura che segua le filosofie orientali del Tao e non creda nei dogmi cristiani, pur rispettando la figura di Gesù. Dimostra una mentalità pragmatica, a differenza di quanto ci si aspetterebbe da un grande esperto di lettere e costume. Aveva già scritto un libro simile; l’argomento è: “Affinità e divergenze tra Marketing e Religione“.

Questo libro è di una bellezza indescrivibile. Non è una biografia, ma con metro magico il Ballardini ci svela parte del suo passato hippie, dei suoi sogni, delle sue esperienze, delle sue riflessioni sul divino e sul mondano. Non è un romanzo. Ma forse lo è: racconta una storia così incredibile da non sembrare vera.
Per buona parte della lettura, le pagine s’incastrano in un trattato filosofico sulle strategie di espansione del bacino di fedeli delle istituzioni religiose; eppure, l’intento del libro non è davvero questo.
Ballardini ci dice che ha scritto questo libro col chiaro intento partigiano: voleva che una certa fazione della Chiesa potesse vincere su un altra.

Andiamo al succo: la storia del libro è che Ballardini è chiamato da un Cardinale di circa 73 anni, un grande teologo, che gli chiede di insegnargli le basi fondamentali del marketing ed elaborare una strategia per frenare il calo delle vocazioni e migliorare il consenso internazionale riguardo le politiche e la dottrina della Chiesa Cattolica. Il Cardinale gli chiede riserbo sul fatto, rivelando al filosofo che il suo fine personale è conquistare l’approvazione degli altri Cardinali al fine di operare una transizione epocale all’interno dell’istituzione petrina (!!!).
Sotto il profilo etico, non mi schiero a fianco dell’autore. Pubblicando il libro (nel 2011) ha tradito la fiducia del Cardinale, ma Balardini si difende dicendo che la pubblicazione del libro avrebbe comunque indirizzato la popolazione cattolica verso quel “modernismo” così temuto dagli uomini del Vaticano (compreso Sisto VI!), e così auspicato da quella massa di intellettuali dei “Credenti – Non praticanti“.
Notate questo: il filosofo ci lascia col dubbio. Dice che potrebbe essersi inventato tutto di sana pianta, sebbene un fondo di verità dietro la sua storia ci sia.
Questo espediente, l’ho trovato magnificamente metanarrativo.

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Sotto profilo dei contentuti, ci troviamo di fronte ad un trattato valido: Gesù e i Saldi di FIne Stagione esplora con fare scientifico pregi, debolezze e minacce della Chiesa Cattolica.
Questo non è un libro contro la Chiesa, ma un libro che vuole aiutare la Chiesa.

Secondo Ballardini, il problema del Vaticano si può riassumere così: è incoerente. Molti prelati sono degli ipocriti. Ballardini non afferma assolutamente che la Chiesa si sbagli ad assumere posizioni difensive su temi come l’aborto o l’impiego degli embrioni in ambito scientifico. Egli non vuole dare giudizi di merito sui temi etici. Ballardini invece pone in risalto questo fatto: mentre il Papa chiedeva ai cattolici un disimpegno dal relativismo sui temi etici, i suoi apparati usavano due pesi e due misure per gli affari interni. Un chiaro esempio è questo: se un prete protestante sposato si converte al ministero cattolico, mantiene il sacramento del matrimonio, mentre se una suora venisse stuprata, dovrebbe dismettere il saio.

Queste incongruenze nel diritto canonico generano sentimenti di inquietudine nei fedeli.
Anche nei suoi organismi più decentrati, il Vaticano è frammentato. Secondo Ballardini, ci sono troppe differenze tra Comunione e Liberazione (cattolici trendy, intellettuali e moderatamente spiritosi) ed il Movimento dei Focolari (cattocomunisti), senza dimenticare l’Opus Dei (definiti quasi massonici nella loro ritualità), quei laici sempre in antitesi coi poveri parroci diocesani.
Secondo questo libro, l’Azione Cattolica, la vecchia spalla della Democrazia Cristiana, era un chiaro esempio di diligenza ed efficienza, ma la frammentariazione dell’associazionismo cristiano, questi nuovi gruppi postconciliari, spesso guidati da laici, ha distrutto quanto di buono avevano costruito l’Azione Cattolica e gli antichi ordini di monaci e chierici (francescani, domenicani, gesuiti etc etc).

Sotto il profilo de: “I grandi nemici moderni della Chiesa“, Ballardini pone un forte accento sulle confessioni pentecostali e sincretiche. Le prime, in maniera ingenua e con toni da predicatore, affascinano i fedeli più ingenui: permettono una intermediazione diretta tra la divinità e l’uomo, spesso però sprofondando nella superstizione; le seconde , e ci riferiamo a Scientology ed alcune strane chiese orientali che fanno un minestrone di dottrine e simboli, sono altrettanto pericolose perché spesso guidate secondo criteri molto profani e molto poco spirituali nelle modalità di espansione del bacino di fedeli.
Non ho citato Scientology a sproposito: se la Chiesa medievale si rifaceva al grande carisma dei Papi e dei Santi per attrarre i fedeli, Scientology si rifà al carisma di attori e personaggi famosi per conquistare la scena.

Le antiche filosofie orientali, invece, non sarebbero rivali del Cattolicesimo, perché il loro messaggio interessa maggiormente quella componente di fedeli che non è naturalmente incline al messaggio cristiano.
Discorso a parte per l’associazionismo ateo, l’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti), definiti dal filosofo quasi una “setta”: inadeguate ad aggregare anche i liberi pensatori a cui vorrebbero rivolgersi perché prive di “prodotto”, prive di valore. Bello il paragone tra queste religioni senza-Dio ed il movimento No-Logo di Naomi Klein: l’associazionismo ateo è inconcludente perché offre le stesse soluzioni ipocrite della Chiesa senza tuttavia offrire nessun prodotto spirituale “più elevato”.

Il messaggio più forte del libro però si rivela nella parte finale: il filosofo che rivela la strategia ai prelati vaticani in una conferenza alla Pontificia Accademia delle Scienze. La grande strategia è che la Chiesa non deve avere una strategia. Le strategie si adoperano in guerra, e la guerra conduce al massacro. La Chiesa Cattolica per troppo tempo ha dimenticato che il suo obiettivo è la salvaguardia la vita umana in questo mondo, e l’anima in quello che verrà. Non c’è nessun particolare motivo per porsi in antitesi con le altre religioni.
La strategia del cristiano è dunque il Vangelo del Cristo: nel libro sacro, l’esperto di comunicazione ed etica conferma qual’è il marketing da adottare. Il suo consiglio è un ritorno ai fondamentali: i preti dovrebbero potersi sposare come fu nella prima metà della Storia del Cristianesimo. Gli scismi dovrebbero essere sanati. Il cristianesimo deve ritornare a coniugare ortodossia (che in greco vuol dire “Verità”) e cattolicesimo (che in greco vuol dire “Universalità”) ricucendo al più presto gli strappi con le chiese orientali, luterane ed anglicane.

Alla luce dei recenti fatti del 2013 mi pongo un serio interrogativo: e se il Dott. Ballardini non avesse mentito? Se una “fronda modernista” si fosse messa in azione nel Ponteficato di Benedetto per una serie di riforme sostanziali dell’Alto Clero?

L’elezione di Francesco porterà, come peraltro diagnosticato da un buffo (o blasfemo, a seconda dei casi) articolo di VICE, un generale ritorno alla Chiesa povera. Questo sembra piacere molto ai fedeli. È solo una delle componenti del ritorno alla Chiesa dei Martiri. Una strategia efficace, basata sul Vangelo, porterà al compimento finale dell’AntiScisma Cristiano?

Un altro interrogativo scuote la mia coscienza: tutto questo era già stato profetizzato più e più volte…l’esito finale dell’operazione è sempre il solito: l’Apocalisse, la fine di Roma e del mondo intero nel Giudizio Universale e l’ascesa della Gerusalemme Celeste.

Il Papa Povero sarà un nuovo Pietro, o ne sarà l’ultimo?
Le speculazioni possono essere molte. Cercate di ragionarci: forse la fine della dinastia dei Pietri potrebbe essere il trionfo finale del Cattolicesimo sul mondo.

La fine: il Papa si dimette

L’annuncio delle prossime dimissioni di Benedetto XVI ha colto molti di sorpresa.
Penso non potesse esserci modo migliore, per me, di staccare da numerosi commenti scritti TUTTI IN MAIUSCOLO SENSA PUNTI SENSA VIRGOLE NO SI CAPISCE UN CA$$O e soprattutto senza un filo logico. Insomma, cari commentatori, se scriveste seguendo le regole della grammatica, della sintassi e della netiquette (che non sono né casta, né capitalismo, né comunismo, né fascismo) risparmiereste tante energie mentali a chi vi legge e risponde.
Chiudendo questo breve sfogo personale, ho voluto pensare a qualche scena che, nella mia fantasia, potrebbe essersi realizzata in Vaticano. Lo dico subito, non intendo dare adito a complottismi e dietrologie varie: quanto troverete scritto di seguito è integralmente prodotto della mia immaginazione. Lo voglio dedicare a Luca, che mi ha introdotto a questo genere di scrittura.

San Pietro

Città del Vaticano – Ufficio di Georg Gänswein

“This is the End, hold your breath and count to ten, feel the earth move and then hear my heart burst again…”
Dalla radio è la voce di Adele a diffondersi là dove l’arcivescovo tedesco organizza le udienze papali ed assiste l’uomo di bianco vestito.
È questa la fine? È davvero la fine? medita il 56enne tedesco. La risposta, in cuor suo, non riesce a darsela. Certo la svolta epocale lo coglie sì al corrente dei fatti, ma non consapevole del disegno pontificio, né tantomeno di quello divino: è forse questo ciò che più di tutto spaventa chi, razionalmente, si è occupato ben più degli uomini e delle relazioni terrene e pratiche tra essi, che non dell’inconoscibile volontà divina.

Città del Vaticano – Appartamenti del Romano Pontefice

Un uomo anziano siede al pianoforte, sua grande passione. Accanto a lui i propri cani, ed un altro uomo è seduto a poca distanza su una poltrona ottocentesca.

“And now, the End is here, and so I face the final curtain. My friend, I’ll say it clear: I’ll state my case, of which I’m certain. I’ve lived a life that’s full, I travelled each and every highway, and more, much more than this, I did it my way.
Regrets, I’ve had a few, but then again, too few to mention. I did what I had to do, and saw it through without exemption. I planned each charted course, each careful step along the byway, and more, much more than this, I did it my way…”
“Joseph, riesci sempre a stupirmi… Da quando suoni anche Sinatra? Non mi dire che quell’immorale di un italiano ti ha contagiato… Siamo riusciti a non cedere alla NSDAP, ricordi?”
“Tranquillo, Georg, tranquillo… Non è certo quella categoria di persone ad esercitare influenza su di me. Sai bene che amo Mozart e Beethoven, tuttavia non posso fare a meno di pensare ai paragoni tra questa canzone e le nostre vite, ma perché no anche con Santa Romana Chiesa. Sento la fine avvicinarsi, vedo il sipario calare. Abbiamo viaggiato molto, abbiamo fatto molte cose, e spero in maggior parte giuste… Ma le abbiamo sempre fatte a modo nostro.
“Joseph, lo sai… È da quando ti ho visto nascere che penso che non ti avrei mai fatto fare qualcosa che tu non volessi. Ora, però, dimmi cosa pensi che accadrà.”
“Oh, bene, vedi…”

Città del Vaticano – Ufficio di Georg Gänswein

“…For this is the end. I’ve drowned and dreamt this moment so overdue, I owe them, swept away, I’m stolen.”
Lascia che il Cielo crolli. Ma non così impotente, diamine. Georg avvertì improvvisamente il peso della propria posizione.
Sono affogato ed ho sognato questo momento così atteso. Non poté fare a meno di pensare alla visione di Pio X, alle profezie su Roma e sulla Chiesa, sulla loro fine… E gli sobbalzò il cuore in gola.
Cosa poteva fare, se non informare Ratzinger delle sue preoccupazioni?

L’Italia è troppo abituata a certi discorsi della Santa Sede.

File:Obrien.jpg

Dal vostro corrispondente (temporaneo) a Brighton, East Sussex, UK

Sono in Inghilterra da quattro giorni, una cultura e una terra assai diversa dalla nostra, guidano dal lato sbagliato, fate un po’ voi. Tra le tante differenze vi sono anche certi rapporti tra media e Chiesa (Cattolica). Un ottimo spacco di tale situazione mi e’ stato fornito leggendo sull’ “Independent” un interessante articolo il quale descriveva lo scandalo creato dalle dichiarazioni di un cardinale scozzese, tale Keith O’ Brien. Monsignor O’ Brien ha infatti attaccato duramente i matrimoni gay e l’aborto definendo i primi una nuova schiavitù per gli uomini (allora devono esserci parecchi negrieri in giro) e definendo poi ogni aborto come “avente un impatto pari a due stragi di Dunblane”. Per chi non lo sapesse la strage di Dunblane fu un tragico evento avvenuto nel 1996 in Scozia nel quale un uomo armato fino ai denti entrò in una scuola elementare uccidendo sedici bambini e un insegnante per poi suicidarsi. Già questo evidenzia lo stile del cardinale, è ormai un grande classico della politica e società quello di indurre la gente a compiere o non compiere determinate azioni usando non argomentazioni solide ma paura e questo senza bisogno di usare il manganello, basta solo avere le giuste TV e abilità nel tessere melodrammi su tragedie concrete (vedere la faccia tosta di Bush strumentalizzatore dell’11 settembre, ora mezzo mondo è xenofobo contro gli “arabi”, siano essi islamici o meno). Ma il punto centrale della storia è questo, la sorFile:Keith Cardinal O'Brien Coat of Arms.svgpresa del giornalista nel fatto che i discorsi di tale membro dell’alto clero scozzese, pronunziati ad una cena in onore della sua nomina a cardinale presso la Santa Sede, hanno avuto simpatie e approvazioni da parte della Curia Romana. A parte il fatto che nessun giornale italiano ha scritto di ciò, vorrei vedere quanti giornali italiani farebbero due pagine con tanto di foto gigante del suddetto parlando di “scandalo” su dichiarazioni simili, penso pochi. E il fatto che per gli inglesi sia sorprendente che tesi medioevali come quelle di O’ Brien siano accettate e anche appoggiate (ovviamente informalmente, parliamo di indiscrezioni provenienti dal Vaticano ma non certo poco attendibili) da Roma conferma che noi italiani siamo troppo abituati a certe sparate antiprogressiste e spesso e volentieri le appoggiamo, solo perché la nonna che vota DC non ci prepara le lasagne se non lo facciamo o perché semplicemente non abbiamo mai passato due minuti della nostra vita a rifletterci su. Se proprio non avete voglia di pensarci, dato che viviamo in un mondo dominato da un sistema economico capitalista basato sul denaro, abbiate la compiacenza di devolvere l’8×1000 ad Amnesty International o associazioni simili aspettando che la Chiesa divenga un po’ aperta.

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