Maschilismo femminile

Certe illuminazioni vengono quando fai due o tre cose del tutto sconnesse in un periodo di tempo ravvicinato, per esempio fare il radical-chic tronfio e vittorioso, leggere un post intriso di femminismo di una deputata e ascoltare un paio di canzoni. Fin qui, niente di male.

Il problema nasce quando una delle canzoni che senti è “Blurred lines” di Robin Thicke. Il femminismo è già in allerta. Ricordo bene quanto il video di quella canzone sia stato criticato, siccome offriva un’immagine mortificata di donne-oggetto nell’accezione più negativa: tre ragazze in giropassera e trampoli, trattate come se fossero bambole dal belloccio bianco di turno (Thicke) e dai suoi compari neri (Pharrell Williams e T.I.), una di essa addirittura incellophanata come se fosse stata un polpettone. Anche il testo, ad onor del vero, è in linea con il messaggio del video. Critiche dunque legittime, rivolte verso uomini evidentemente maschilisti (in questo caso, non posso dissentire).

Caso vuole, però, che la canzone successiva sia di Lana Del Rey. Questa talentuosa cantante newyorkese cresciuta a Lake Placid (che a me ricorda il titolo di un film horror) è presa in giro sul web come Lagna Del Rey per il pessimismo delle sue canzoni o come Cagna Del Rey dai più maligni: io riporto il tutto per inquadrare il personaggio, che è insospettabile.
Ascolto la sua hit più recente, “Summertime sadness”, e per qualche associazione mentale ho pensato ad una sua hit precedente, “Video games” (forse perché ero davanti alla Playstation?), poi al sarcastico “ottimismo di Lana Del Rey” ed infine al testo della canzone.
Non ho voglia di tradurlo parola per parola, ma racconterò il contenuto: una ragazza si veste-profuma-imbelletta tutta come piace al suo fidanzato perché lui mentre era in macchina a bere birra e le ha detto (non chiesto, notare la sfumatura) di andare a giocare ai videogames, dopodiché vanno in qualche bar e si ubriacano insieme agli amici di lui, ma a lei tutto questo piace nonostante sia una routine perché è succube.
Ora, tralasciando la scena desolante, io trovo questo ben più maschilista di molte altre cose per le quali le femminaziste (ops, errore volontario) da tastiera si sono scandalizzate e contro le quali si sono scagliate inviperite. Non ho letto però una critica che fosse una in merito a ciò.

Sarò maligno, sarò parziale, sarò coglione, ma mi viene il lecito sospetto che le critiche non siano arrivate perché a fare la maschilista è stata una donna.

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Deputata M5S si vanta su FB: “Non ho dato la mano alla Bindi”, sotterrata dai commenti, è bufera.

Fabio Concato cantava “Domenica Bestiale”, ma per la Deputata del Movimento 5 Stelle Gessica Rostellato, non è andata proprio così.

Ieri la parlamentare del Movimento pentastellato si vantava sulla sua pagina pubblica di Facebook, di non aver salutato Rosy Bindi, che le aveva rivolto il saluto, infatti scrive: “Ieri sera un gruppo di noi si stava dirigendo verso l’uscita dell’aula, ci ferma la Bindi e ci dice: “Ma presentiamoci, così cominciamo a conoscerci!!!”. Io ho tirato dritto e me ne sono andata… ma ti pare che ti do la mano e ti dico pure “piacere”??? No guarda, forse non hai capito: NON E’ UN PIACERE!!!”.

Un gesto, questo, che non è piaciuto a nessuno e che ha spinto la pagina Facebook “Noi che NON voteremo il Movimento Cinque Stelle” a denunciare la cosa attraverso il loro spazio Facebook.

Tante le reazioni, la maggior parte tutte educate, a sorpresa si trovano anche i grillini a postare commenti di sdegno nei suoi confronti: “Io vi ho votato, ma me ne sto pentendo! Siete arroganti e cafoni!” “Si vergogni, semplicemente. Se questo paese scivolerà verso un nuovo fascismo è per persone come lei.” “Brava, è proprio il modo giusto per collaborare insieme per questo paese. Sei molto maleducata.” “Si ricordi, onorevole, che entrambe rappresentate la nazione. Salutare e presentarsi è un gesto di educazione e cortesia. Se crede di essere migliore della Bindi, quanto a competenze e savoir-faire Le assicuro che si sbaglia. (Tra le righe: ma guarda te che razza di cafoni quelli che si spacciano per nuovo)”.

La Deputata, sotterrata dai commenti, oltre 6000, è stata costretta a scusarsi pubblicamente, ma non con Rosy Bindi: “Chiedo scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi dalla mia dichiarazione. Io non intendevo essere maleducata. Purtroppo non riesco ad essere falsa e se una persona fa finta di avere piacere di conoscerti e ti fa sorrisi falsi, scusate ma non ce la faccio…. so che il mio ruolo mi chiederà di farlo, probabilmente mi dovrò abituare! Scusate ancora.” Una pezza peggiore non poteva essere messa, le scuse pubbliche ci stanno, ma senza dover per forza accusare qualcuno di essere falso solo per un sorriso. Un modo di fare non proprio Onorevole. Forse per questo si fanno chiamare cittadini.

Non sa cosa significa BCE e non sa chi è Draghi

Ma per la Rostellato non finisce tutto alla dichiarazione sulla Bindi, ieri sera è stata beccata dal solito servizio delle Iene dove si pongono domande di cultura generale ai Parlamentari della Repubblica. Proprio rivolta a Gessica la domanda: “Cos’è la BCE, chi è Mario Draghi?”. La deputata è andata nel pallone, non ha saputo rispondere e su facebook di difende così: Per quanto riguarda la BCE, in quel momento mi sfuggiva il significato della sigla (penso possa capitare a chiunque…) infatti poi mi sono chiesta tutto il giorno come ho fatto a non riuscire a rispondere subito. Ero di fretta, in ritardo per una riunione e avevo la testa da tutt’altra parte e in quel momento ho avuto un vuoto totale… Mi scuso con tutti quelli che non si sono sentiti rappresentati.” Eh sì, dicono tutti così.

La deputata M5S Jessica Rostellato alla Camera dei Deputati con figlio e compagno

la Deputata Rostellato.

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La Strategia di Nichi (si spera)

Il 24 e 25 Febbraio ci saranno le elezioni politiche. Mentre i programmi e le coalizioni sono molteplici, come molteplici sono i punti di vista della politica e della società italiana, su una cosa tutti sono d’accordo: saranno elezioni importanti, storiche, forse le più importanti della storia repubblicana.
Sin dall’inizio del delineamento delle coalizioni elettorali la sinistra è sempre stata data per favorita, complice anche la magra figura in Europa che il governo Berlusconi ha fatto negli anni al governo. La genesi della coalizione di centrosinistra nasce nel Settembre 2011 con la famosa “foto di Vasto” che ritraeva Antonio Di Pietro (IDV), Nichi Vendola (SEL) e Pierluigi Bersani (PD). Le vicende, poi, del governo Monti hanno fatto si che Di Pietro fosse escluso dalla coalizione di centrosinistra attualmente in corsa per le elezioni.
Secondo gli ultimi sondaggi dell’Istituto Piepoli, l’attuale situazione è la seguente:

Partito Democratico 33%
Partito delle Libertà 15%
MoVimento 5 Stelle 10%
Scelta Civica – Monti 8%
Lega Nord 6%
Sinistra Ecologia e Libertà 6%
Unione di Centro 5%
Rivoluzione Civile 4%
Altri di cdx 4%
Futuro e Libertà per l’Italia 1%
Fratelli d’Italia 2%
Intesa Popolare 2%
Centro Democratico 1%
Partito Socialista Italiano 1%

Italia Bene Comune 41%
Coalizione di Centrodestra 29%
Lista Monti 14%
Movimento 5 Stelle 10%
Rivoluzione Civile 4%

L’attuale legge elettorale, il Porcellum, rende differente la definizione della maggioranza per Camera e Senato. Mentre per la Camera la vittoria della coalizione Italia. Bene Comune è quasi scontata, tutt’altro che sicura è la vittoria al Senato dove i sondaggi prevedono battaglia in Campania, Sicilia e Lombardia.

Questo pezzo analizzerà risultati possibili ed eventuali strategie, soffermandosi in special modo sul partito di Vendola, Sinistra Ecologia e Libertà.

Caso I – Vittoria alla Camera e Maggioranza al Senato per IBC

Come primo caso di analisi supponiamo che IBC ottenga la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Questa situazione prevede una “facile” governabilità del Paese da parte del centrosinistra. Bersani sarà premier e Vendola dovrà fare da ancora a sinistra del governo per evitare che le derive centriste del PD prendano il sopravvento. Ammettendo che Vendola riesca ad ottenere una discreta influenza su Bersani e sul PD, in tale caso ci avviciniamo ad un governo di csx stabile e, se non ci saranno screzi, duratura. A questo punto procediamo per ipotesi e per soli intenti accademici. Se il PD porterà avanti una politica vicina a quella di Monti, cosa farà Vendola? Se Vendola accetterà questa linea potremmo assistere alla scomparsa di SEL o al suo assorbimento all’interno del PD visto che i due soggetti politici pochi motivi avrebbero per distinguersi e restare separati. Al contrario, se Vendola rifiutasse questa linea potrebbe portare ad una demarcazione ben più forte tra i due soggetti.

Caso II – Vittoria alla Camera ma assenza della Maggioranza al Senato e appoggio a Monti

Nel più probabile caso in cui IBC conquisti la Camera ma non il Senato, è giustificato pensare che il PD guarderà a Monti, come più volte ha affermato, più che a Ingroia. Come si comporterà SEL nel caso in cui il PD stringa un accordo con Monti?

Caso II a – Accordo PD-SEL-Monti

Come descritto nel Caso I, quando abbiamo supposto che il PD avrebbe portato avanti politiche simili a quelle di Monti, SEL, in quel caso, potremmo già considerarlo corrente (minoritaria) del Partito Democratico. Vendola, accettando un accordo con Monti, accetterebbe la completa debacle del suo partito e delle sue idee, con la piena probabilità della sua completa scomparsa, oltre che al linciaggio dall’ala sinistra dell’elettorato di IBC.

Caso II b – SEL si sfila dall’accordo PD-Monti

Nel caso, molto più probabile ascoltando le dichiarazioni di Vendola, che SEL preferisca mollare il PD, la storia potrebbe essere completamente diversa. Vendola, agli occhi dell’elettorato, potrebbe guadagnare un’enorme credibilità ed un’enorme seguito dai delusi dell’accordo PD-Monti. In questo caso si potrebbe prevedere un apparentamento parlamentare tra i parlamentari  di Vendola con i parlamentari di Ingroia e  con i possibili fuoriusciti del PD, magari formando una seria alternativa politica alla sinistra del PD (progetto completamente assente dalle idee di Rivoluzione Civile che si sta configurando come una semplice lista civica elettorale). In tale caso, mentre il PD si stabilirà definitivamente più vicino al centro che alla sinistra, possiamo supporre che un’alleanza o un soggetto alternativo strutturato potrebbe subito avere un consenso del 10%, con davanti 5 anni per costruire il consenso necessario per competere alle prossime elezioni.

Accettando che tali ipotesi saranno state già valutate dagli strateghi di SEL, possiamo supporre che il partito di Vendola abbia fatto una scommessa: legarsi al PD in una coalizione probabilmente vincitrice e ottenere quanti più parlamentari possibili così che, nel caso in cui PD e Monti si alleino, Vendola possa porre una opposizione, non certo decisiva ma di certo pesante, e porsi, insieme agli altri soggetti della sinistra (Movimento Arancione di De Magistris?) come testa di ponte per un partito di sinistra alternativo. Ritengo quindi ottima la mossa di Vendola che, in questo modo, (spero) ha adoperato un ragionamento ben più lungimirante di altri partiti che hanno scommesso tutto sulle prossime elezioni.

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Lavoratori? Non ho visto nessuno…

Un sindacalista moderato con una zazzera di baffetti bianchi stava in una sala d’attesa di un famoso strizzacervelli, leggendo il Messaggero con una faccia piuttosto preoccupata. Nell’attesa ripensò all’ultimo preoccupante episodio che gli aveva fatto decidere finalmente di farsi vedere da uno bravo, consigliato da un suo collaboratore, un operaio petrolchimico che da qualche tempo era sparito senza un perché.

Qualche giorno prima, in Piazza San Giovanni a Roma si doveva svolgere una grande manifestazione di un sindacato avverso al suo, al quale per sua scelta il suo sindacato, moderato com’è, non aveva partecipato. Mentre andava a sentire la conferenza stampa della ministra del Lavoro, un affabile signora con la mania della flessibilità e del licenziamento facile (che donna!), il suo taxi passò proprio attiguamente alla piazza della manifestazione e fu lì che, per sua onesta sorpresa, non vide nessuno. Poche persone sul palco, la sua odiata avversaria (quel maschiaccio inacidito!), quel cretino dei Metalmeccanici, qualche studente lontano dal palco. Nessuno. Ridacchiò un poco e passò oltre. All’uscita della conferenza, in molti giornalisti gli fecero domande relative a quella manifestazione, lui era piuttosto sorpreso della sfacciataggine di certi giornalisti, talmente di parte da non fare il minimo cenno ad un flop storico del sindacato più rappresentativo. “Non ho visto nessuno” disse dunque, senza filo di ironia ma con un tono che voleva sottolineare l’ovvietà. Tornando poi a casa ebbe una sorpresa: i giornali mostravano foto di una piazza piena, quella stessa che lui aveva visto deserta e silenziosa come non mai. Giornali di sinistra, certo, ma anche di destra e di centro, per così dire. Ebbe un illuminazione. Andò nella prima fabbrica che gli venne in mente. Vuota. Cercò nella successiva. Anch’essa vuota. Pazzia!

“Dottore” disse al famoso strizzacervelli: “io ho un grave problema: non riesco a vedere più i lavoratori, in particolare gli operai. È grave!”

Lo strizzacervelli con sicurezza e piglio, gli disse dunque: “Non è un problema raro, ce l’hanno in molti: soprattutto nel sindacato. Ma anche molti politici lo hanno riscontrato, nonché alcuni giornalisti noti. Vede, alcuni neanche se ne accorgono. I problemi degli operai semplicemente hanno smesso di essere loro problemi. Per voi, per quanto vi sforziate di ignorare i loro problemi, e vi impegniate a trovare il modo di peggiorare la loro situazione se è possibile, è impossibile non accorgervene. Se è venuto qui, vuole una cura, ma io non ho alcuna pillola che possa curarla. Però se vuole, può seguire i miei consigli e vedrà che ne uscirà.

Dimentichi, per sempre, le sue ambizioni personali. Dimentichi di far politica fine a se stessa. Si ricordi chi rappresenta, si ricordi di fare i loro interessi, si ricordi che i suoi obiettivi, e quelli del suo sindacato devono coincidere con i loro. Ricominci a vivere il sindacato come strumento di lotta e di miglioramento, a credere nella lotta di classe. Smetta di compromettersi. Sottoscriva compromessi che siano sottoscritti dalla base. Li renda partecipi senza indorare le pillole amare. Abbia il coraggio del fallimento di una trattativa con il padronato. Abbandoni gli egoismi, i vecchi rancori e le vecchie accuse. Torni ad ascoltare e taccia più spesso.

Tempo qualche giorno e vedrà che guarirà!”

“Uhm” ci penso un attimo il sindacalista con la zazzera di baffetti bianchi spettinata e gli occhiali appannati: “In fondo, ripensandoci, non è un problema così grave… Credo di poterci convivere tranquillamente!” e se ne andò rassicurato.

Roberto Davide Saba

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Il Silvio Pellico de Noantri

Alessandro Sallusti

Alessandro Sallusti

Perché una povera insegnante che fa scrivere “sono un deficiente” mille volte sul quaderno ad un bullo merita 3 mesi di carcere, e invece un diffamatore non lo dovrebbe meritare? Perché una corporazione così potente come quella dei giornalisti si chiude intorno al giornalista pure così poco obiettivo e così poco professionale, qual è indubbiamente Sallusti? Perché, infine, un reato così grave contro la dignità di una persona, ancor più grave perché diffuso in modo esponenziale tramite un arma che è in mano a pochi (il giornale nazionale), diventa di colpo di poco valore, e perché solo con il caso Sallusti, oggetto dell’attenzione della politica tutta – che pure potrebbe e avrebbe potuto cambiare quella legge a loro apparentemente così invisa, ma in realtà piuttosto comoda – e del Presidente della Repubblica?

Dunque il direttore di Libero al tempo era Sallusti, ma l’articolo pare che lo abbia scritto un certo Renato Farina, deputato del PDL nonchè giornalista espulso dall’ordine per essere stato, per certo, una spia sul libro paga dei servizi segreti. Una brava persona insomma. Merita il carcere uno che di suo pugno, in prima persona ma sotto pseudonimo, diffama un magistrato a mezzo stampa, ovvero racconta tendenziosamente il falso al fine di lederne la dignità, l’onore, la posizione professionale? Io dico di sì, non solo perché c’è scritto nel codice Penale – e tanto basterebbe per chiudere l’argomento di una magistratura punitiva – ma perché cosa, se non l’onore e la dignità di una persona, per di più in un ruolo di pubblica responsabilità, è un bene da tutelare con il diritto penale? Cosa se non il diritto di una persona a non vedere scritto, in un giornale letto in tutto il paese, falsità lesive sul suo conto dev’essere oggetto della protezione più alta del nostro ordinamento?

C’è chi dice che basterebbe una pena pecuniaria (penale) o addirittura una sanzione amministrativa o un bel risarcimento del danno. Ma non credo possibile che una persona venga ristorata della dignità perduta con un risarcimento o una pena pecuniaria, tra l’altro molto bassa per un giornale, molto alta per un pincopallino qualunque.

Ma il reato principale dell’ex direttore di Libero, e ormai ex direttore anche de Il Giornale, è quello di omesso controllo sugli articoli pubblicati dal suo giornale e sotto la sua responsabilità. Sul fatto che per un fatto compiuto da altri, sebbene sotto la propria formale responsabilità, Sallusti sia meritevole del carcere, credo che sia da negare per senso comune. Ma la norma, che il legislatore, e dunque la politica, dovrebbe cambiare, dice questo e il giornalista, che non si sa ancora se il carcere se lo farà per davvero, di questo deve ringraziare una classe politica, e in particolare quelli lo hanno sempre fatto mangiare, che quei reati li hanno sempre volutamente ignorati e mantenuti. Perché? Perché i principali destinatari della diffamazione a mezzo stampa sono proprio loro.

Ora, a Sallusti, non resta che sfruttare l’occasione per servire il suo padrone sino all’ultimo, fornendosi come vittima sacrificale di una magistratura comunista e illiberale, una specie di Silvio Pellico de noantri, per aumentare le vendite dei giornali della Famiglia e attendendo la sua sorte impaziente di trasformarsi da zerbino dei potenti a eroe… di un popolo di pecoroni.

Silvio Berlusconi

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