Silvio contro Silvio (o Il ritorno di Silvio, parte seconda)

Silvio Berlusconi, con il cantante Apicella
Il Silvio Berlusconi che ieri al TG1 ha annunciato il ritorno a Forza Italia è un Berlusconi che vuole rinnovarsi nella promessa mai mantenuta di quella rivoluzione liberale di fronte ai milioni di elettori che in breve tempo (neanche 2 anni) hanno smesso di credere in lui rifugiandosi nel moderatismo tecnocratico in alcuni casi, nell’astensione e nel nuovo movimento delle promesse vane in altri casi.
Il suo tentativo in un paese normale apparirebbe come un comico, e a tratti grottesco, ultimo tentativo di un capitano che affonda con la sua nave. Ma in Italia ci siamo abituati ad aspettarci di tutto, dagli Italiani, e quindi sarebbe bene che stavolta non si sottovaluti questo ennesimo cambio di pelle e se ne evidenzino le contraddizioni.
Ad esempio è chiaro che Berlusconi, con il rilancio di Forza Italia e con il suo annunciato lealismo al governo Letta voglia liberarsi di quella fama da populista di destra che negli anni gli si è stampata addosso. Dall’altra però il suo continuo attacco alla magistratura fa parte di una sistematica e pericolosa delegittimazione del potere giudiziario visto, negativamente, come un potere autoritario, oligarchico ed eccessivo di fronte al potere politico, che invece sarebbe espressione della volontà popolare. A mio parere Silvio punterebbe infatti alla coesione di un unico grande partito moderato che includa le forze più leali al governo Letta per utilizzare questa sua ritrovata responsabilità al momento in cui dovrà essere più credibile e convincente: nella richiesta di una amnistia a furor di popolo di tutti i suoi reati, per difendere la volontà popolare dai colpi di cannone della magistratura militante.

Non solo: nelle parole di ieri, mi ha colpito non poco l’utilizzo del termine “movimento” per intendere forse la nascente Forza Italia, o comunque tutto quel giro di Berluscones che nel tempo è andato ramificandosi. Non credo sia un caso che Silvio, nel momento della discesa (tutt’altro che certa e innesorabile) dei 5 stelle, si sia smarcato dalla parola “partito”, dai doveri, dagli oneri e dalle prerogative che un tale termine comporta.

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A quanto pare abito a Stalingrado

Piazza Garibaldi, Parma
Continuavo a rimandare il momento in cui avrei scritto un articolo qui per paura di scrivere troppo poco ma alla fine mi sono deciso a lasciar qui almeno i commenti a caldo sulla Stalingrado grillina.

Avvenne qui che il Presidente della Provincia,  in un pieno sfoggio di poltroneria volle candidarsi a sindaco di Parma e perdette al secondo turno, ovvero nei ballottaggi, contro un grillino di nome Pizzarotti, uno che da 3 anni (o almeno così si legge da wikipedia) si interessa di politica, fossimo tutti empiristi allora ho più esperienza io che mi interesso da 6 anni di politica e da 2 faccio anche attivismo ma lasciamo stare.

Subito Grillo quando la vittoria sciolse le ali al vento (cit.  “La canzone del Piave”) si parlò subito di vittoria del bene contro il male, il fronte del centro sinistra fatto di politici in grado di parlare con i banchieri… (Il Fatto Quotidiano 13/05/2012) Nonostante io abbia simpatie per la FDS in quanto socialista, ero propenso a sostenere il Segretario di Libera, un parmigiano che ha fatto molto contro la mafia in una città del nord ad alto tasso di criminalità organizzata, mi domando se Grillo si sia chiesto come mai il Segretario di Libera La Pietra si sia candidato con Sinistra, Ecologia e Libertà e non con il Movimento 5 Stelle.

La verità è che bianco e nero non esistono quando si parla di persone vi sono solo schifose ma anche giuste sfumature di grigio, come dicono in oriente, siamo esseri basati sull’equilibrio tra bene e male.

Intanto in mezzo a queste grosse e fumose sfumature di grigio io vivo a Stalingrado, penso che esse siano state formate dalle acciaierie create da Stalin con i suoi piani quinquennali di potenziamento dell’industria bellica… O forse sono ancora i vecchi panzer in fiamme sù a Mamaev Kurgan.

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